Storia e storie: i gioielli rubati nel 2013 a Villa Giulia e recuperati nel 2016, furto che fu commissionato dalla moglie di un miliardario russo

Tra le curiosità che ogni tanto pesco dal passato del mio lavoro, questa volta ho scelto una storia a cui voglio dare risalto. Si tratta di un grande furto, nello stile di quelli che sono al centro di film spettacolari, sia per il valore e la bellezza di quanto fu rubato, sia per il tipo di azione. La storia è quella dei gioielli rubati nel 2013 a Villa Giulia e recuperati nel 2016, furto che fu commissionato dalla moglie di un miliardario russo.

Il commando di ladri, peraltro ben armati, agì a Pasqua 2013. Dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma portarono via alcuni degli ori della Collezione Castellani. I ladri entrarono dal retro del Museo, raggiunsero la Sala degli ori. Il loro obiettivo era netto, ruppero alcune vetrine, rubarono alcuni di quei gioielli ottocenteschi e via.

Qui inserisco la versione un più estesa del mio articolo rispetto al pezzo che fu pubblicato nel 2016: racconta la storia dei preziosi, le indagini, le intercettazioni, le trappole fatte scattare dai Carabinieri TPC e c’è il VIDEO del circuito di videosorveglianza del museo durante l’irruzione dei ladri.
Sono sicuro che questa storia servirà da ulteriore stimolo per una visita al museo etrusco di Villa Giulia.


Quotidiano Il Tempo, edizione del 15 aprile 2016 – pagina 19, sezione Altro Tempo – qui di seguito l’articolo in versione più estesa

Era la notte del 31 marzo, la notte di Pasqua, in tre entrarono al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e rubarono 27 gioielli in oro e pietre, parte della Collezione Castellani, sfondando con una mazza le teche in cui erano custoditi, coprendosi la fuga con l’uso di fumogeni, mentre il sistema d’allarme reagì, stranamente, con ritardo: valore del trafugato, più di tre milioni di euro.

Oggi 23 di quelle opere d’arte dell’oreficeria sono state recuperate. Sei le persone individuate dalle indagini, fra veri e propri ladri e ricettatori. I preziosi sono stati presentati ieri alla Caserma La Marmora con i Carabinieri Tpc, Tutela Patrimonio Culturale, comandati dal generale Mariano Mossa, spiegando alcuni particolari dell’operazione sul recupero insieme al procuratore della Repubblica Giancarlo Capaldo e al segretario generale del Mibact Antonella Recchia.

Fu un furto mirato, i ladri non girarono a caso fra le sale, il tutto commissionato da una ricca donna russa che poi voleva trasportare tutto nel suo Paese, ma la conclusione, per fortuna, è stata diversa.

Le immagini riprese dal circuito di videosorveglianza con i rapinatori che irrompono nel Museo e quelle delle vetrine infrante fotografate durante i rilevamenti dei Carabinieri e all’inizio delle indagini

Questi gioielli, firmati con la classica doppia “C” della famiglia Castellani, sono raffinati oggetti risalenti al 1800 creati e appartenuti a questa stessa famiglia, ben conosciuta come dinastia di orafi e commercianti di reperti etruschi, greci e romani: il primo di loro fu Fortunato Pio Castellani che nel 1815 aprì un laboratorio a Roma.
Molte delle loro creazioni furono realizzate in parte con materiale trovato negli scavi, in maggioranza però ne imitavano i modelli con l’inserimento di pietre preziose o semipreziose e perle.

La famiglia Castellani creava gioielli per la nobiltà, reali e per la grande borghesia, non solo a Roma e in Italia.
Pezzi che oggi sono contesi da grandi musei, tanto che alcune di queste creazioni sono esposte al Louvre di Parigi o al British Museum di Londra: una fra tutte, la parure con cammei donata nel 1906 dal Re Giorgio I di Grecia alla moglie del primo ministro francese.

Tanto appassionati di archeologia ed esperti in restauro erano i Castellani che nel 1919 donarono allo Stato Italiano una collezione di seimila pezzi, inserita nel Museo Nazionale Etrusco, comprendente duemila reperti archeologici di grande valore, ceramiche, bronzi e oreficerie provenienti da siti archeologici dell’Etruria e della Magna Grecia.

Gli oggetti rubati tre anni fa a Villa Giulia sono stati ritrovati dopo lunghe indagini, centinaia di intercettazioni, una quarantina di perquisizioni condotte dal Reparto Operativo dei Carabinieri Tpc coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, con Giancarlo Capaldo a capo del gruppo reati contro il patrimonio culturale e Tiziana Cugini, sostituto procuratore titolare del fascicolo processuale.
Il tutto ha permesso di individuare un antiquario romano nel ruolo di ricettatore, una cittadina russa che aveva commissionato il furto e un gruppo di pluripregiudicati dell’area di Aprilia (ndR: in provincia di Latina).

Le indagini iniziarono in ogni direzione setacciando ogni ambiente. Diedero subito le prime importanti tracce da seguire.

Un antiquario, conosciuto nell’ambiente dei ricettatori, fu sorvegliato e uno degli episodi di svolta delle indagini fu la partenza per San Pietroburgo della donna russa dall’aeroporto di Fiumicino, accompagnata dalla figlia del ricettatore.

La donna dell’Est era la compagna di un miliardario russo, arrivata in Italia con l’intenzione di comprare a tutti i costi una bella rappresentanza di gioielli dei Castellani. Le intercettazioni misero in luce questa situazione.
Al suo arrivo in aeroporto per ripartire verso la Russia, fu fatto un controllo doganale come se fosse stato uno dei tanti: nel bagaglio della straniera fu trovato un catalogo sulla Collezione Castellani, mentre nel suo iPhone c’erano scatti fotografici della sala del museo dove era stato commesso il furto, delle teche dove erano contenuti i gioielli e delle telecamere del sistema di videosorveglianza.

L’affare fallì, la donna russa non era bloccabile né incriminabile per questo ma si spaventò, quindi gli autori del furto ebbero la necessità di disfarsi in fretta dei gioielli anche perché le indagini dei carabinieri si facevano più serrate.

Il gruppo prese contatto con altri ricettatori, un paio di malviventi e un professionista in modo da piazzare tutto a ricchi clienti.

Il momento decisivo fu quando i militari dell’Arma vennero a sapere che in un bar di Fiumicino, in una zona isolata della Portuense, i ladri dovevano procedere allo scambio. Alle 3 di notte i carabinieri individuarono una Fiat Punto con due uomini a bordo e avvicinandosi per identificarli, questi accelerarono a tutta velocità per fuggire buttando un sacchetto fuori da un finestrino: dentro c’erano sette dei gioielli rubati a Villa Giulia.

Non è stato l’unico inseguimento di questi tre anni. Le ultime ricerche arrivano fino a pochi giorni fa con le perquisizioni di lunedì scorso. Uno dei pregiudicati, di solito dedito allo spaccio, è stato arrestato per detenzione di stupefacenti insieme a un complice, quest’ultimo per detenzione illegale di una pistola 357 magnum.
Nei colloqui è venuto fuori che non tenteranno più di rubare in un museo: la pressione continua dell’Arma per tre anni, le perquisizioni, gli inseguimenti hanno fatto capire che non conviene più trattare questo tipo di refurtiva.

Da quella serata le investigazioni sono andate avanti fino a mettere le manette ai malviventi. Chiuse in questo modo le indagini a carico di sei persone definite nei loro ruoli tra chi ha eseguito materialmente il furto fino ai ricettatori.

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