La mia frequentazione più assidua di Barcellona dura da ben nove anni. C’ero già stato in precedenza, ma fu solo un momento fugace durante una giornata piovosa. Dal 2014 invece sono tornato spesso nella Capitale catalana, per più giorni alla volta. Ho sempre trovato una costanza in questa città, una Barcellona sempre viva, frizzante, efficiente, vivibile e con tanti sapori da esplorare. Anche complessa, tumultuosa, con un’identità marcata, molto netta ma, nonostante questo, alla ricerca di continua affermazione. In questi anni uno dei miei punti fermi è stato il ristorante Cuines de Santa Caterina (link).


La prima volta al Cuines ero a Barcellona per l’11 settembre del 2014 con le celebrazioni della “Diada”, giornata di festa della Catalogna.
Quest’anno, tra febbraio e maggio, sono già stato due volte nella Capitale catalana.
Il 29 maggio 2023 ero al mio ultimo giorno in città. Mentre gustavo un boccone dietro l’altro al Cuines, mi sono messo a riflettere su questo ciclo che si è ripetuto più volte in nove anni.
Mi sono trovato al punto di partenza del 2014 con gli stessi di sempre, l’amico-cugino Danilo Moncada-Zarbo di Monforte e il collega, amico fraterno anch’egli, Claudio Caruselli.
Tutti e tre, come tante altre volte lì a Barcellona, sempre circondati da gustosi e profumati piatti che sono opera dello chef Antonio Rodriguez.
Il ristorante Cuines de Santa Caterina: dove si trova e cosa abbiamo assaporato
Ci siamo tornati più volte, il perché è già evidente da quel poco che ho iniziato a raccontare, ma ora aggiungo altri elementi.
Il Cuines de Santa Caterina è una vera cattedrale dei sapori. Si trova a circa 4 minuti a piedi dalla splendida Cattedrale di Barcellona destinata a elevare lo spirito di noi uomini.
Il ristorante è letteralmente incastonato nella struttura del Mercat de Santa Caterina, classico spazio alimentare coperto, il più antico di Barcellona. Fu inaugurato nel 1848 al posto di un convento che aveva lo stesso nome. È collocato nel quartiere di Sant Pere, Santa Caterina i la Ribera, uno dei quattro quartieri del distretto centrale cittadino. La struttura mercatale è stata poi riqualificata in tempi più recenti, riaperta dal 2004: il tetto a onde con grandi tessere colorate a mosaico ne è una particolarità. Ideato dagli architetti Enric Miralles e Benedetta Tagliabue che volevano richiamare i colori dei prodotti venduti in mercati di questo tipo e, contemporaneamente, rendere un omaggio a Gaudì ispirandosi alla sua tecnica decorativa trencadís.
Anche l’interno è un trionfo di colori per i prodotti esposti, un punto nevralgico per primizie, per il pesce appena pescato, carni di ogni tipo, frutta, verdure, ortaggi freschi, pane, dolci, tipicità catalane a iniziare dagli insaccati e dai formaggi. Di sicuro è un mercato meno turistico, meno noto, quindi meno affollato. Per questo motivo più esplorabile/gustabile rispetto alla più nota Boqueria sulla Rambla.








Ai tavoli del Cuines de Santa Caterina ho sì mangiato, ma ho pure passato tanti fatti di vita tra spedizioni di gruppo per conoscere Barcellona (a gennaio 2016 eravamo proprio in tanti), presenza in città per matrimoni o riunioni tra amici più stretti.
Un vero e proprio ciclo continuo.
Questo ristorante è stato sempre sempre lì ad accogliermi cullando il mio desiderio di gusto sia come coronamento a istanti di benessere, sia come atto riparatore per momenti personali non esaltanti.
Quel che diverte di questo luogo è la possibilità di mangiare classicamente a uno dei tavoli oppure alla barra, proprio affacciati sulla cucina dove cuochi, addetti ai fornelli e alle preparazioni si danno da fare per creare i piatti richiesti dalla clientela.
L’apertura della cucina è rivolta verso l’intero salone.
Ambiente informale, piacevole e divertente, ben curato, personale attento, tutto ti fa sentire piacevolmente a tuo agio grazie anche ai colori, alla dominanza del legno, alle luci calde e grazie alla presenza di piante aromatiche e alberelli.






Curiosando con lo sguardo verso la cucina è bello vedere gli ingredienti, i loro colori, la loro scelta da parte da chi sta ai fornelli, il dosaggio-preparazione di ogni alimento, le pentole che sobbollono, le padelle manovrate sulle fiamme, la composizione dei piatti, l’accuratezza di Antonio Rodriguez che tutto assaggia, che controlla l’impiattamento per una pulizia grafico-visiva che nutra l’occhio: ai suoi occhi nulla sfugge.
Questo 29 maggio abbiamo deciso di accomodarci alla barra.
Il menu è stampato sulla tovaglietta su cui poggiano le posate e il tovagliolo ma, come al solito, Antonio lo chef è pronto a consigliarci.



Cosa ho scelto?
Un piatto di Croquetas de pollo y jamón ibérico (Crocchette di pollo e prosciutto iberico) che nella carta del ristorante sta alla voce Tapas, praticamente tra le proposte culinarie di ingresso al pasto.
Morbide le crocchette, cremose e profumate, mi si scioglievano in bocca con un gusto delicato e carezzevole.
La scelta tra le pietanze indicate nella carta di Cuines de Santa Caterina è ampia, spazia tra cozze preparate in più modi, carciofi fritti, Gyoza di manzo o di verdura con tentsuyu, Tortitas de camarón (Frittelle di gamberi), calamari all’andalusa, Jamón con pan con tomate (Prosciutto con pane al pomodoro), fritto di pesce e deliziosi peperoncini verdi fritti. Ma queste sono solo alcune delle possibilità per iniziare la propria avventura di gusto.
Tutto continua tra verduras, arroces/pastas, pescados, carnes, postres, quindi fra proposte vegetariane, carni di tutti i tipi, pescado-offerta dal mare e dolci.
Da sottolineare che il menu può subire variazioni in base alla disponibilità di materia prima fresca, impostazione che mi ha sempre attratto.

Come seconda portata ho voluto un Fricandò, a base di carne di vitello che, dietro consiglio dei miei commensali, ho voluto insieme ad arroz blanco (riso in bianco).
Mi è arrivato un contenitore metallico chiuso che custodiva la carne nel suo sugo di cottura: aprirlo ha fatto sprigionare vapori colmi di un profumo meraviglioso. C’era da comporre la portata.
Sul mio piatto ho adagiato il riso in bianco su cui ho disteso la carne e la sua salsa che ha impregnato il riso stesso.
A Barcellona andate al Cuines e provate questa pietanza. L’abbiamo scelta in due con nostra grande soddisfazione.
Claudio ha preferito un Arroz montañez, piatto elaborato che secondo tradizione e differenziazioni geografiche della ricetta, prevede l’uso di spalle di coniglio insieme a costine di maiale, pollo, salsiccia e altre carni unite a cipolla, pomodoro, funghi, alloro, zafferano, mandorle, nocciole, timo, foie gras, brandy e majado (trito con gli ingredienti precedenti e spezie in cui far macerare le carni).
Una preparazione in più fasi da adagiare infine su un letto di riso.
Al Cuines Antonio lo prepara senza l’utilizzo di carne da coniglio.
Mi sono già fatto una nuova promessa di gusto per la prossima volta.
Mi dedicherò alle Costillar de cerdo ibérico, pico de gallo y salsas (Costolette di maiale iberico, pico de gallo – pomodori, cipolle e peperoncini insieme a coriandolo, origano, avocado, cumino e limetta, ma la composizione è scelta dallo chef – e salse), oppure ai Calamares a la plancha con espárragos (Calamari alla griglia con asparagi) o al Morro de bacalao con muselina de ajos (Filetto di baccalà con mousse all’aglio).
Sottolineo che la terra catalana ha proprio nel baccalà una delle sue più popolari materie prime in cucina.
Il ristorante Cuines de Santa Caterina fa parte del Gruppo Tragaluz che annovera diversi ristoranti tra Madrid, Barcellona, Maiorca.
Cuines de Santa Caterina
Indirizzo: Avinguda de Francesc Cambó, 16
08003 Barcellona, Catalogna-Spagna
Zona: Born, Gotic
La fermata della metropolitana più vicina è la Jaume I, sulla linea L4 (su via Laietana), oppure la più distante Liceu lungo la L3 (su Plaça Boqueria – Rambla dels Caputxins).
E-mail: reservas.cuines@grupotragaluz.com
Telefono:+34 932 689 918
Orario di apertura: 13 – 16 / 20 – 00.30
