Famiglia, antenati, tutti infinitamente connessi nel sangue, “Ghenos” non solo come “Stirpe”, ma legame molto più profondo fra chi ci ha preceduto e chi oggi vive, un vincolo intimo e ineludibile che indirizza vite verso un perenne destino.
“Ghenos: l’Eredità dei Padri”, in scena giovedì 11 giugno a Roma, al Teatro Quirino Vittorio Gassman (ore 21 – ingresso gratuito), è un racconto plasmato in una forma drammaturgica inedita che ridisegna mitici personaggi dell’Orestea-Ὀρέστης di Euripide, la più drammatica del mito greco.


Come in altre dell'epoca, l'Orestea narra simbolicamente l’avvicendarsi del potere da una generazione a un’altra con tutto quel che ne consegue. Al centro la Saga degli Atridi (figli e discendenti di Atreo, quindi Agamennone e Menelao con i loro figli) nell'ambito delle lotte tra Atreo e Tieste prima, le conseguenti e sanguinose vendette che poi si accavallano fra loro.
È uno dei miti più significativi dell’antica Grecia, fra i più cantati e letti dai poeti di tutti i secoli.
La prima di Ὀρέστης andò in scena nel 408 a.C. ad Atene, Teatro di Dioniso, il maggiore della città e il più importante nel mondo greco fra V e IV secolo a.C.
Joyce Conte ha firmato drammaturgia e regia di Ghenos, oltre a essere nel cast degli attori.
Come ha lui stesso rimarcato, questa rappresentazione si prefigge lo scopo di raccontare il disagio delle nuove generazioni, chiamate a prendere il posto di mostruosi padri e madri, perpetrandone i peccati e distruggendo il futuro del pianeta e dell’intera umanità.
Ecco servito il vincolo infernale fra il passato, il presente e il possibile futuro di un retaggio familiare. La trasmissione di glorie passate, di colpe, vizi, peccati, vendete, tutto immerso in una ribollente mistura fatta di accettazione e di rifiuto verso un’esistenza forzata, macchiata, destinata.
Nella tragedia classica l’eterno ripetersi di colpe, vendette e ruoli intercambiabili riecheggia la struttura del mito greco, come avviene nell’Orestea, e lì le nuove generazioni sono spesso condannate a ereditare e perpetuare proprio le colpe dei padri, dando vita a un ciclo ininterrotto.
E una sorta di trappola in perenne rotazione, le identità si confondono, si diluiscono fino a svanire divenendo nessuno. Un viaggio ciclico delle parti verso lo smarrimento.
Proprio in “Ghenos: l’Eredità dei Padri”, gli eredi delle azioni concluse da padri e dagli avi, vivendo questa eredità pesante come macigni, si ribellano, raccontano il loro disagio opprimente.
“Maschere si scambiano ruoli
ruoli si scambiano maschere,
in una tragedia che non spezza il suo ciclo”.
Sul palco prenderanno vita personaggi grazie a un ispirato gruppo di attori e attrici appena diplomati alla scuola d’arte drammatica “Officine Quirino” di Guglielmo Ferro e Micaela Miano.
Quindi:
- Marta Bifano;
- Letizia Garaffa;
- Anastasia Bonarrigo;
- Joyce Conte;
- Marta Pappalardo;
- Flora Rossitto;
- Brando Di Placido;
- Teresa Massari;
- Giuliana Pizzuti;
- Umberta Somma.
“Parteciperete ad un rito teatrale orrendamente indimenticabile”.
Queste le parole dello stesso Joyce, invitando tutti al Quirino, utilizzando parole nette e invitanti, incuriosenti.
Sinossi
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Micene è nel caos: Agamennone, il Signore di Uomini, è stato ucciso appena tornato dalla sua impresa coloniale a Troia, sacrificato come un cervo sull’altare della vendetta. Nella sua reggia viene dunque allestito un banchetto funebre in suo onore, a cui partecipano soltanto i suoi figli:
Oreste, Elettra, Crisotemi, e Ifigenia (la quale siede al suo posto anche se defunta); non possono fare a meno di interrogarsi sul loro avvenire, sul futuro del regno e, di conseguenza, sul ruolo che dovranno ricoprire all’interno di questa tragedia. Inoltre, l’ingombrante presenza della madre Clitemnestra, manipolatrice e assassina del marito, rende la situazione più tesa che mai. Scopriranno presto che le pietanze culinarie, servite all’interno di questo triste convivio da due strani oracoli, sono più indigeste e pesanti di quanto immaginassero, ma saranno obbligati a divorarle, morso dopo morso, boccone dopo boccone, fino alla nausea e fino alla pazzia. In un crescendo di sangue, orrori ed allucinazioni, riusciranno i figli ad essere all’altezza dell’Eredità dei Padri?
Note drammaturgiche, a cura di Joyce Conte
Il concetto di “Ghenos”, tradotto in italiano con il termine “Stirpe”, non indica un semplice legame famigliare, ma presuppone una forte connessione del corpo con gli antenati attraverso il sangue, elemento che unisce il mondo dei vivi a quello dei morti. Le grandi stirpi mitologiche, come quella di Agamennone, godono della gloria dei progenitori e hanno il dovere di perpetrarla generazione dopo generazione: ma, oltre al prestigio, si trasmettono inevitabilmente anche vizi, malattie e peccati… Non c’è modo di spezzare questa catena perché, volendo o non volendo, è il Ghenos che identifica e caratterizza un uomo, non le sue azioni individuali. Ma cosa accade se una stirpe è maledetta? I figli sono chiamati ad assimilare il male e tramandarlo a loro volta, avvelenando i discendenti senza mai curarsi né purificarsi.
Lo spettacolo incarna il grido di una gioventù frustrata, pompata di ambizioni e responsabilità, costretta a prendere il posto di padri e madri terribili, in un ciclo che fa sprofondare nel baratro l’intera umanità e l’intero pianeta. Di riflesso, viene proposta l’immagine di una Famiglia tutt’altro che perfetta, priva di valori e marcescente… Ecco che le nuove generazioni si ritrovano senza esempi da seguire, immobilizzate in una soffocante prigione, incapaci di cambiare il mondo, animate soltanto da pessimismo, rabbia e sfiducia verso il futuro.
“Ghenos: l’Eredità dei Padri”
giovedì 11 giugno
Roma, Teatro Quirino Vittorio Gassman
(via delle Vergini, 7 – link Google Maps)
●●● ingresso gratuito ●●●
Informazioni biglietteria:
06.6794585
biglietteria@teatroquirino.com
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Direttore tecnico: Enzo Sellitto
Tecnico audio e luci: Sasha Donninelli
Ufficio stampa: Andrea Cavazzini
Fotografa della locandina: Carla Calandra
Produzione indipendente
Patrocinio: Teatro Quirino Vittorio Gassman, Officine Quirino Scuola d’Arte Drammatica


