Una storia curiosa, specchio del grande frazionamento e del disorientamento della realtà cristiana dall’XI secolo in poi, fattore che in quattro secoli avrebbe poi determinato la vittoria dell’Islam con il Sultano Maometto II, settimo regnante ottomano, che conquistò Bisanzio. Finito il millenario Impero Romano d’Oriente sopravvissero per pochissimo tempo le ultime tracce di quel dominio, fra questi l’Impero di Trebisonda nato nel 1204: insieme al Despotato di Morea durò poco oltre il tramonto di Bisanzio. L’ondata ottomana fagocitò tutto.

Con questo articolo vi state per immergere in un momento di confusione guerresca, di lotte fratricide causate da interessi particolari, situazioni che minarono future resistenze e qualsivoglia liberazione futura della Terra Santa e di Gerusalemme invase dalle forze musulmane.
Tutto porta a continui parallelismi storici fino ai tempi di oggi, come per l’attualissima guerra santa di Trump contro il sanguinario e dittatoriale regime degli ayatollah dell’Iran che il presidente USA voleva cancellare dalla faccia della Terra. Tranne poi farci un accordo – gli stava costando un’enormità guerreggiare senza raggiungere risultati – comprendendo anche anche la limitazione nucleare iraniana. Pensava fosse un facile giochetto come in Venezuela, invece non è giocare ai soldatini.
Ricordo bene però che fu il presidente Obama nel 2015 a sottoscrivere per primo un accordo simile con l’Iran, un patto multinazionale che poi, nel 2018, fu Trump a strappare facendo fuoriuscire gli USA dal patto. Solo che il Donald lo sta riproponendolo oggi: a quanto pare l’importante è che questa carta porti la sua firma, anche a costo di miliardi spesi, di mercati finanziari ed energetici sconvolti e di pesantissime ripercussioni sulla vita quotidiana di tutti. Ma questa è altra storia.


A parte questa breve parentesi sul nostro XXI secolo, esiste un vecchio modo di dire che si sposa perfettamente con i fatti di oggi e del passato, “ho perso la trebisonda” che sta per “mi sento disorientato”, “ho perso il controllo della situazione o non so più dove sbattere la testa” ed espressioni simili.
L’Impero di Trebisonda e gli altri due regni cristiano-bizantini nati dalla IV Crociata del 1204 condotta contro Bisanzio (!), furono proprio lo specchio di una cristianità divisa, confusa, condizionata da interessi particolari, vedi Venezia. un mondo che era sì potentissimo, ma senza alcun obiettivo unitario, complessivamente debole in quest’area e in Europa.
Al contrario, i tempi avrebbero richiesto un’unica visione di scopi e di intenti.
Questa mancata unione favorì l’avanzata dell’Islam ottomano fino alla caduta dell’antichissima Bisanzio e fino all’inizio della penetrazione turca in Europa.
Tutto questo fu un passo falso immane, considerati i successivi enormi sforzi economici e in vite umane per contenere l’ondata musulmana.
Un esempio delle successive conseguenze?
La Battaglia di Lepanto (nome medievale dell’odierna cittadina greca di Naupatto-Ναύπακτος), immane scontro navale fra schieramenti che si equivalevano per numero di navi, avvenuto il 7 ottobre 1571 all’imboccatura del Golfo di Corinto.
La Battaglia di Lepanto fu una grande vittoria della Lega Santa di emanazione cristiano-europea, composta dal 15 stati fra imperi, regni e repubbliche. Tutti insieme schierarono 204 galee e 6 galeazze con circa 1.815 cannoni in totale.
Da parte turca il Sultano Selim II contava su una grande flotta che era composta da 216 galee, 64 galeotte e 64 fuste (più piccole imbarcazioni utilizzate dalla pirateria saracena) con un totale di circa 750 cannoni.
L'attacco turco, prima contro Cipro, poi lo scontro a Lepanto, fu portato avanti con la flotta che partì nella primavera del 1571 dalla base della ex Costantinopoli divenuta Istanbul dopo la conquista ottomana.
Tornando ai fatti cristiani e ai prodromi del XIII secolo, quali altri domini oltre Trebisonda sorsero dall’Impero Bizantino colpito a morte dai crociati nel 1204?
Due gli altri stati-attori principali di natura bizantina, l’Impero di Nicea e il Despotato d’Epiro.
La storia di Trebisonda è piena di episodi caratterizzati da contrapposizioni violente, da guerre. Una situazione che ha caratterizzato non solo questa regione anatolica e del Bosforo a un passo dall’Europa.
Tutto il Medio Oriente è sempre stato connotato da un’alta conflittualità sin dai tempi dei Faraoni e questa “tradizione” è proseguita per millenni con regni, imperi e domini in continua lotta e in reciproca conquista. Civiltà sono nate, si sono espanse divenendo potenti e poi sono finite nella polvere a un ritmo vertiginoso.
Una terra impastata col sangue.
Impero di Trebisonda, dove si trovava?
Trebisonda è una città che si affaccia sul Mar Nero, appartenente alla costa dell’Anatolia, parte del territorio turco. In Lingua Turca è Trapezunte o Trabzon.
Città antichissima fondata nell’VIII secolo a.C. da coloni e mercanti greci di Mileto, iniziò a crescere e ad accumulare fortune dal 54 d.C. quando divenne parte del dominio romano come centro navale sul Mar Nero nella provincia del Ponto Polemoniaco/Cappadocia.
Una battuta d’arresto la ebbe nel 257 d.C. quando i goti, dopo aver impegnato le truppe dell’Imperatore romano Valeriano, attaccarono la città saccheggiandola.
Fu ricostruita e fortemente potenziata dall’Imperatore bizantino Giustiniano I, divenendo così primario centro commerciale verso l’Oriente.
Fondatore del Regno indipendente fu Alessio Comneno, primo imperatore di Trebisonda. Alessio era figlio di Manuele Comneno e riuscì miracolosamente a salvarsi nel 1185 durante la strage della sua famiglia in piena rivolta contro il sanguinario regno dell’Imperatore bizantino, nonché cugino, Andronico I Comneno. Questi fu incapace di arginare un’invasione unita di normanni e ungheresi che espugnarono Durazzo, conquistarono Tessalonica e attaccarono Costantinopoli. La gente terrorizzata prese Andronico mentre cercava di fuggire e dopo atroci torture e mutilazioni, lo uccisero: un metodo di cui si era servito lo stesso basileus per togliere di mezzo i suoi avversari.
Come dire, non fare agli altri…
Tornando al 1204, quando i Latini invasero Costantinopoli e se ne impossessarono, Alessio Comneno si prese Trebisonda, terra d’origine dei Comneno, proclamandosi imperatore con il titolo di Gran-Mega Comneno che da quel momento fu caratteristico di tutti i sovrani di quello Stato.
Trebisonda fu ben nota nel del tardo medioevo per la contrapposizione contro gli Ottomani.
Nella seconda metà del XIX secolo divenne centro militare e commerciale turco per gli scambi con la Russia.
Trebisonda, scenografia geografico-storica
Si trova nel Distretto di Ortahisar, ai piedi delle boscose montagne del Ponto, presso la foce del Değirmen Deresi, l'antico Piscites, corso d'acqua che scende dal Passo di Zigana, il quale si apre nelle montagne che si chiudono alle spalle la città. Il porto di Trebisonda deve appunto la sua importanza al fatto che le comunicazioni con l'Armenia e con la Persia divengono facili attraverso il Passo di Zigana e la valle dell'Arasse. Il traffico navale consentiva e consente comunicazioni e traffico commerciale da e per le coste russe e dell'Ucraina, a cominciare dal meridione della penisola della Crimea nel punto dove sorge Cherson, luogo dell'antica Doros, remoto nome della fortezza di Mangup, aree che nel 1300 erano parzialmente sotto il controllo diretto di Trebisonda.
Nell’Impero Romano d’Oriente Trebisonda era capitale del thema-θέμα della Chaldia (themi: regioni amministrative-militari), distretto che si trovava all’undicesimo posto fra le trenta province imperiali.
In Chaldia venivano addestrati numerosi reparti della cavalleria dei Catafratti originariamente formati per storica ispirazione macedone-alessandrina. Era una tipica formazione di cavalleria pesante, ogni cavaliere interamente ricoperto da un’armatura pesante, il cavallo ugualmente protetto con armatura in lamine di ferro fra testa, collo e ventre-corpo. Erano veri e propri squadroni a cavallo da sfondamento delle linee nemiche. Volendo fare un parallelismo con l’età moderna, erano simili per funzione ai nostri reparti di carri armati.


Anticamente questa antica metropoli era parte del territorio dei temibili Parti iranici e del loro impero, guerrieri che tanto filo da torcere diedero all’Impero Romano dal 53 a.C. e per i successivi tre secoli, scontri continui per contendersi il dominio sul Vicino Oriente e sull’Armenia.
Il massimo della potenza di Trebisonda fu durante l’Impero che ne portava il nome e che era governato dalla dinastia dei Grandi-Mega Comneni. Questo regno durò dal 1204, anno della IV Crociata, fino al 1461 quando fu conquistato dagli ottomani guidati dal Sultano Maometto II.



La Crociata deviata, il sacco di Bisanzio per mano dei cristiani, la caduta di Trebisonda
Immaginate l’assurdità di una crociata che, invece di dirigersi nel Vicino Oriente e riconquistare Gerusalemme in mano musulmana, prese uno direzione del tutto inaspettata minando la forza degli schieramenti cristiani nello scacchiere d’Oriente. Nel 1204 l’armata con l’emblema della Croce, dopo aver assediato Zara, attaccò e saccheggiò… Bisanzio.
L’Impero bizantino ne uscì fortemente danneggiato, privato di forza. Fu compromesso il ruolo di Costantinopoli come ultimo e forte baluardo contro il montante espansionismo del mondo islamico.
La metropoli imperiale di costantiniana memoria era immensa, potente, organizzata secondo le efficientissime e vive vestigia romane, le strutture civiche, i bagni pubblici, i fori, gli acquedotti. La città era via perfetta per i commerci che toccavano persino la Cina.
Tutto questo aveva risvegliato miopi appetiti in Occidente.



L’attacco crociato fu un non senso politico-strategico ad ampia visione, deciso per agevolare interessi politico-commerciali rappresentati in primis da Venezia.
L’antico Impero Romano d’Oriente venne spezzettato in più regni suddivisi fra condottieri crociati e veneziani. Fu subito attuata la divisione delle terre dell’Impero di Romània o Partitio terrarum imperii Romaniae.
Il dominio di Costantinopoli cambiò nome ispirandosi ai suoi conquistatori crociati e divenne Impero latino, ma conservò solo un quarto dei suoi domini originari.
Come mai?
Il trattato fra i vincitori ne sancì lo smembramento.
A Venezia, sotto il comando del Doge Enrico Dandolo, andarono i tre ottavi dell’originario Impero, compresi i tre ottavi della stessa capitale imperiale.
La fetta rimanente dei domini bizantini, sempre tre ottavi dei suoi territori, furono destinati agli alleati crociati.
Bonifacio I del Monferrato venne incoronato Re di Tessalonica.
Luigi Conte di Blois, Chartres, Châteaudun, Provins e Clermont, ottenne, solo sulla carta, il titolo di duca di Nicea: questa città non era ancora stata conquistata, era strenuamente difesa dai bizantini.
Primo imperatore latino di Costantinopoli fu invece Baldovino IX conte delle Fiandre, VI conte di Hainaut.
La popolazione, fondamentalmente greca e ortodossa, iniziò a essere governata da signori e feudatari cattolici franchi e italiani, per nulla vicini all’ortodossia.
Un panorama contraddittorio e incongruente di regni spezzettati, disuniti quindi deboli nel complesso, mentre a oriente i domini musulmani non furono toccati.
Fu un grave errore.
Le poche città ancora in mano cristiana lungo le coste del Mediterraneo dal Sinai fino al Libano e alla Siria erano Arsut, Acri, Tiro, Tripoli e Antiochia. Tutte queste erano letteralmente circondate e sotto continua minaccia da parte delle forze islamiche. I musulmani erano tenuti a bada solo da sporadiche tregue, spesso unite al pagamento di tributi per tenerli buoni. Erano sospensioni delle ostilità con durata di tre o cinque anni circa, malamente mantenute, trattati da rinnovare continuamente, spesso per morte anticipata degli accordi.
Fra i Balcani, il Bosforo e il nord dell’Anatolia altri e potenti territori rimasero bizantini, l’Impero di Nicea che non cadde mai nelle mani di Luigi Conte di Blois e successori, il Despotato d’Epiro e l’Impero di Trebisonda, tre regni antagonisti di quelli latini imposti dai crociati.
Potete immaginare le conseguenze per questa galassia di stati e staterelli, nessuna unione fra loro nella continua contrapposizione.
L’Impero latino di Costantinopoli durò poco, solo 57 anni, mozzato nei territori e molto debole, fu inizialmente sconfitto dal secondo Impero di Bulgaria.
Anni dopo, nel 1261, fu conquistato-liberato dall’Impero di Nicea che, in questo modo, permise di restaurare l’originario Impero bizantino pur se notevolmente ridotto in forze e domini.
Questi gli antefatti per far comprendere come la presenza dei regni cristiano-ortodossi fosse ormai segnata. Prima della fine totale trascorsero ancora due secoli con inevitabile erosione dei territori controllati da bizantini.
192 anni dopo la restaurazione dell’Impero bizantino voluto da Nicea, Costantinopoli fu conquistata dagli ottomani. L’Impero Romano d’Oriente aveva vissuto per 1.058 anni, ma chiuse tragicamente.
Otto anni dopo venne dato il colpo finale anche all’Impero di Trebisonda, era il 1461: il regno venne abbattuto dalle truppe comandate da Maometto II, quelle che avevano messo a ferro e a fuoco Costantinopoli.
La sconfitta di Trebisonda segnò la fine definitiva della presenza di un mondo che traeva origine da Roma.
Il Despotato di Morea, nato nel 1308 nel Peloponneso, stato indipendente dalla caduta di Bisanzio, era crollato nel 1460, sempre per mano turca.
Gli imperatori di Trebisonda in ordine cronologico:
- Alessio I Mega Comneno (1204–1222), primo Imperatore di Trebisonda
- Davide I Mega Comneno (imperatore con il fratello Alessio, 1204–1214)
- Andronico I Gido (1222–1235)
- Giovanni I Axuch Comneno (1235–1238)
- Manuele I Mega Comneno (1238–1263)
- Andronico II Mega Comneno (1263–1266)
- Giorgio Mega Comneno (1266–1280)
- Giovanni II Mega Comneno (1280–1284)
- Teodora Mega Comnena (1284–1285)
- Giovanni II Mega Comneno (suo ritorno con un secondo governo, 1285–1297)
- Alessio II Mega Comneno (1297–1330)
- Andronico III Mega Comneno (1330–1332)
- Manuele II Mega Comneno (1332)
- Basilio Mega Comneno (1332–1340)
- Irene Palaeologina (1340–1341)
- Anna Anachoutlou (1341)
- Michele Mega Comneno (1341)
- Anna Anachoutlou (suo ritorno con un secondo governo, 1341–1342)
- Giovanni III Mega Comneno (1342–1344)
- Michele Mega Comneno (suo ritorno con un secondo governo, 1344–1349)
- Alessio III Mega Comneno (1349–1390)
- Manuele III Mega Comneno (1390–1416)
- Alessio IV Comneno (1416–1429)
- Giovanni III Mega Comneno (1448-1456)
- Giovanni IV Mega Comneno (1429–1459)
- Alessio V Mega Comneno (1456-1458)
- Davide II Mega Comneno (1459–1461)
15 agosto 1461, gli ottomani conquistano Trebisonda
La fine di questo Stato giunse nonostante le continue trattative, il pagamento di tributi, gli accordi con i turchi e con potenze vicine per riuscire a sopravvivere frenando la pressione ottomana. Inevitabile il precipitare degli eventi e la crisi finale.
Il Sultano Maometto II e la sua macchina bellica erano fortemente provati dalla conquista di Costantinopoli grazie all’assedio che era durato dal 6 aprile al 29 maggio 1453. Ben 53 giorni di battaglia, con forti momenti di scoraggiamento non solo tra le ben più magre fila bizantine, ma anche fra i musulmani. Questi ultimi non riuscivano a trovare la chiave per vincere le mura in pietra a difesa della capitale bizantina, due linee fortificate distanti fra loro fra i 15 e i 20 metri, con fossato, muri con 2 o 5 metri di spessore e 8,5 o 12 metri d’altezza (a seconda che fosse muraglia esterna o interna), 96 torri alte tra i 15 e i 20 metri.
L’immensa impresa necessaria alla presa di Costantinopoli richiese al Sultano un momento di ricarica della sua macchina bellica e di ricostruzione strategica per eliminare ogni possibile ribellione lungo i territori della zona.
Anche Trebisonda, come l’ormai ex capitale bizantina, poteva contare su una cinta fortificata di grandissimo rispetto. Oggi è possibile osservarne resti imponenti.
Le parti più antiche delle mura, ben visibili, risalgono al I secolo d.C. quindi d’epoca romana.
Le notevoli fortificazioni di questa antica metropoli furono costruite e rimodellate su fondamenta romane, estese dalla parte collinare addossate al centro storico fino alla costa e al porto sul Mar Nero.


La stessa Trebisonda era suddivisa in tre sezioni difensive grazie a queste mura:
- la Città Alta o fortezza, la Yukari Hisar che era il cuore di coordinamento difensivo con la cittadella, comprendeva l’antica acropoli e il Palazzo imperiale;
- poi la Città di mezzo o Orta Hisar, costruita dall’Imperatore Alessio II congiungendo l’area portuale a quella alta e arroccata;
- infine la Città bassa, quella costiera, la Aşağı Hisar, con mura in parte costruite dallo stesso Alessio II.
Le prime due sezioni godevano anche di protezioni naturali grazie ad alte pareti rocciose, profondi dirupi, come visibile anche oggi. Le mura più colossali, spesse e il numero maggiore di torri erano caratteristiche della Città Alta.
Dall’epoca romana la città era rifornita d’acqua dolce grazie a un acquedotto.
L’ingresso principale era incastonato nelle mura della Città di mezzo grazie a due porte, qui con i nomi turchi Imaret Kapı-Porta della cucina e Zağanos Kapı-Porta di Zaganos Pasha (militare e politico ottomano sotto Maometto II).
Altre due porte completano gli accessi alla Città di mezzo, la Tabakhane Kapısı-Porta della conceria e la Kule Kapı-Porta della torre.
Nella Città Bassa diverse porte e strutture, la linea difensiva verso Ovest è dalla Torre di Zağanos fino alla linea costiera, con il cancello nel Moloz Tabya-Bastione delle macerie, poi la Pazarkapı-Porta del mercato a Est e la Mumhane Kapı-Porta del candeliere.
Il confronto militare con i turchi si sviluppò in diverse fasi fino al momento della capitolazione. Momento cruciale col regno di Manuele I, nel 1238, caratterizzato da scontri militari e diverse fortune, città prima conquistate, poi perse e dopo riconquistate, come avvenne con l’importante centro di Sinope definitivamente perso per gli attacchi degli emiri turchi che fagocitarono anche territori a ovest di Samsune.
Nel 1290 Trebisonda perse anche la regione di Halibia.
Nel 1340 scoppiò pure una guerra civile. I turchi approfittarono di questo momento di debolezza attaccando e dando alle fiamme la città.
A peggiorare la situazione anche gli scontri con altri cristiani, come contro i genovesi che arrivarono a distruggere la flotta di Trebisonda: l’imperatore dovette abbassare la testa e rifondere la repubblica marinara italiana.
L’imperatore Alessio III di Trebisonda approfittò invece di un momento di pace, prese in moglie Teodora Cantacuzena, cugina dell’imperatore bizantino Giovanni VI Cantacuzeno e poi… attaccò i turchi sconfiggendoli a Kurtun, riprendendosi così Sinope, Samsum, Giresun e la Valle dell’Harsit.
Non mancò un’altra lite con i genovesi, tanto da forzare la mano di Alessio III che cercò e trovò un alleato in Venezia.
La storia di Trebisonda è un susseguirsi continuo di fortune e rovesci militari e politici. Queste furono lande irrequiete per secoli, scenari di pazzesche alleanze, tanto che il potere imperiale della città diede vita anche a un trattato con Tamerlano, capo mongolo e primo imperatore timuride, un accordo voluto per dare un freno ai turchi.
Non aggiungo altri esempi pescati fra i tanti eventi storici di Trebisonda.
Vado subito al capitolo finale.
La caduta di Trebisonda
La campagna militare ottomana durò a lungo e fu irrefrenabile. Le truppe di Maometto II avanzavano via terra mentre la sua flotta convergeva verso Trebisonda.
Le alleanze strette dall’Imperatore Davide II Mega Comneno con altri regni per contrastare i musulmani non riuscirono a scongiurare il pericolo. Lui stesso, terzogenito dell’Imperatore Alessio IV di Trebisonda e di Teodora Cantacuzena, non era dotato di grande senso strategico sia in campo militare che diplomatico.
La conseguenza fu che in città non arrivarono tutti gli aiuti sperati in vettovaglie, materiali e truppe.
Il Sultano Maometto II si mosse con una flotta composta da 200 galere e 10 navi da guerra, molto potente e temibile, mentre a terra le truppe ottomane potevano contare su 80.000 soldati e 60.000 cavalieri.
Fra gli alleati di Trebisonda che cedettero all’avanzata turca fu il Beilicato di Sinope e relativi territori, comandato dal principe Kemâleddin Ismâil Bey del Casato di Candar.
Sinope era ben fortificata e difesa da 400 cannoni, ma lo schieramento ottomano incuteva pensieri molto timorosi. Oltretutto, faceva presagire disastri la frase pronunciata da Maometto II a Doukas, figlio di Ismâil Bey, arrivato in ambasceria ad Ankara: “Riferisci a tuo padre che voglio Sinope e, qualora si arrendesse di propria volontà, lo ricompenserò con gioia assegnandogli la provincia di Filippopoli. Tuttavia, se rifiuterà, gli farò presto visita”.
Ismâil Bey dichiarò la resa e si fece deportare in latifondi che il sovrano ottomano gli aveva scelto in Tracia.
In questo modo una forte base terrestre e navale, non lontana da Trebisonda, passò in mani turche. L’esercito ottomano proseguì mettendo timore a molti scoraggiando eventuali simpatizzanti per Trebisonda e passò, con lo stesso scopo, nell’area della Georgia.
Maometto II mise in difficoltà anche un potente alleato nonché parente di Davide II Mega Comneno, il sovrano Ūzūn Ḥasan, re turkmeno nonché sultano della dinastia Ak Koyunlu che governava un vasto regno comprendente territori equivalenti agli attuali ovest dell’Iran, Iraq, parte della Turchia, Azerbaigian e Armenia.
L’accerchiamento ottomano di Trebisonda fu compiuto in oltre un mese durante il quale gli le truppe di Maometto II scorrazzarono per il territorio dell’Impero privandolo di risorse e uomini. Dopo aver portato distruzione fra valli e montagne, i turchi si diressero direttamente contro Trebisonda.
Già attaccata dai soldati ottomani scesi a terra dalla loro grande flotta, la città era sotto assedio da circa trentadue giorni senza però che i nemici invasori riuscissero a scalfire le mura fortificate.
Alla fine, ai primi chiarori del 33simo giorno di assedio, ecco arrivare anche l’esercito da terra che aveva valicato il passo dei Monti Zigana attestandosi a Skylolimne: erano le prime unità guidate dal Gran Visir Mahmud Pascià Angelovic.
La città fortificata fu ulteriormente circondata sia lato terra che via mare, dal porto non poteva uscire nulla e nessuna nave di soccorso vi poteva entrare.
Fu lo stesso Gran Visir a inviare i primi messaggi per un accordo, pena la distruzione della città. L’invito fu consegnato prima che il Sultano arrivasse sul campo. A fare da tramite con gli ottomani fu Giorgio Amiroutzes, protovestiario di Trebisonda.
Le alternative erano chiare: la resa o la distruzione.
Era palese ormai che nessun alleato sarebbe arrivato in soccorso della città, in gran parte anche perché impaurito o legato a nuovi accordi con il Sultano Maometto II.
L’Imperatore scelse quindi la resa alle condizioni dettate dal sovrano ottomano, la città non era in grado di fronteggiare da sola l’assalto della grande armata musulmana e poi Davide II voleva evitare un destino atroce alla sua capitale oltre al massacro e alla deportazione della popolazione. Intendeva evitare le atrocità già avvenute a Costantinopoli.
In cambio di questa decisione il Sultano concesse all’Imperatore di Trebisonda l’uso di alcuni latifondi, ma fuori dal suo regno, in territori già controllati dai turchi. Davide II veniva quindi allontanato e del tutto assoggettato, chiuso in una gabbia dorata.
La fine di Davide II Mega Comneno, ex Imperatore di Trebisonda
Davide II e i suoi familiari furono prima spostati a Costantinopoli per la ratifica dell’accordo, poi spediti ad Adrianopoli, l’attuale Edirne, in Tracia, dove avrebbero dovuto continuare a vivere per sempre. Solo una parte della popolazione rimase a Trebisonda, altri finirono alle dipendenze di ufficiali ottomani e altri ancora servirono per ripopolare Costantinopoli.
L’ormai ex Imperatore di Trebisonda poteva godere dei latifondi incastonati nella Valle dello Strimone, oggi Struma, fiume della Macedonia, parte dell’ex thema bizantino Makedonia che raggruppava la Macedonia Orientale e la Tracia. I terreni consegnati all’ex sovrano garantivano un reddito annuale di circa 300.000 pezzi d’argento.
Durò poco. Davide II Mega Comneno continuava a scambiarsi lettere con il re turkmeno Uzun Hasan, i rapporti familiari con quel monarca non cessarono e potevano essere pericolosi per il sultano ottomano.
Quindi l’ex sovrano fu denunciato e il primo novembre 1463 fu imprigionato a Costantinopoli insieme ai suoi figli e a suo nipote Alessio. Appena dopo furono giustiziati, lui e due dei tre figli, Basilio e Manuele, tranne il figlio Giorgio perché troppo piccolo, ma fu fatto convertire all’Islam. Dopo l’esecuzione, Maometto II ordinò che i loro corpi fossero lasciati a decomporsi fuori dalle mura di Costantinopoli.
Fra gli altri familiari, una cognata di Davide II, Maria Gattiluso, co-imperatrice consorte di Alessandro Mega Comneno (fratello di Davide) co-imperatore di Trebisonda, andò a finire alla Corte del sultano insieme. Stessa destinazione per Anna, figlia di Davide, finita come sposa di Zagan Pascià, generale ottomano.
Ridotta invece in povertà Elena Cantacuzena, vedova di Davide II: contravvenendo agli ordini del sultano aveva osato seppellire il corpo del marito e dei figli dopo la loro esecuzione, quindi fu privata dei beni.
Davide, figli e nipote celebrati come Santi - Nel luglio 2013, su proposta di Sua Eminenza il Metropolita Paolo di Drama, Davide Comneno ultimo Imperatore di Trebisonda con Basilio, Giorgio, Manuele (suoi figli) e Alessio (suo nipote), sono stati dichiarati Santi attraverso un Atto ufficiale di Canonizzazione da parte del Santo e Sacro Sinodo del Patriarcato Ecumenico. La loro memoria viene celebrata il 1° novembre, che è la data del loro martirio.
da https://www.santiebeati.it/
Fu l’atto finale di una strategia di normalizzazione voluta da Maometto II, una sorta di pax ottomana che richiese l’eliminazione dei piccoli regni fra Egeo e Mar Nero che potevano dare fastidio.
Il Sultano aveva già eliminato principati e regni come quello di Eno-Enez che era della famiglia genovese Gattilusio: fu conquistato dagli ottomani durante l’inverno del 1456.
Nel 1460 cadde anche Amastris-Amastra che era controllata da Genova: era un’importante città portuale nell’antica regione della Paflagonia, sulla costa anatolica del Mar Nero.
Il crollo successivo fu dato al Despotato di Morea, il Peloponneso: se lo spartirono turchi e veneziani (1461).
Per farla breve, erano saldamente in mano ottomana tutti quei territori che erano parte dell’Impero bizantino prima dello scossone distruttivo dato nel 1204 dalla IV Crociata.
