Negli ultimi anni la Lingua Italiana di uso diffuso e corretto vede l’invasione di orribili scelte che hanno invaso frasi, servizi giornalistici nei tg e sui giornali, forme che oggi si fanno largo i post social e nel linguaggio parlato. Del resto, la gente imita. Forme riflessive o passive come “si è aperto il mercato del calcio” (da un tg nazionale), oppure “si è inaugurata la mostra sulla scultura contemporanea” facendo sparire chi ha aperto un mercato o ha inaugurato qualcosa, tranne poi ricordarli in frasi successive. Sembra che certe situazioni si siano aperte o si siano inaugurate da sole 😆
(immagine d’apertura, vignetta di Tomas-Lamberto Tomassini, disegnatore e autore satirico italiano, sullo sfondo illustrazioni da Freepik, Magnific, macrovector)
Non ci vorrebbe nulla a togliere quel “si è” trasformando la frase con semplicità in “inaugurato il nuovo mercato rionale”?
È stile mancato, è orrore puro, è bellezza dimenticata. Si tratta di non-comunicazione efficiente. Uno scrive utilizzando certe frasi e altri copiano immaginando che sia più professionale trasmettendo notizie su fatti ed eventi, ma non lo è.
È così difficile scrivere “il sindaco/il ministero/l’ente X/l’associazione ha inaugurato/aperto l’evento”? Semplice, efficace, quintessenza della migliore comunicazione che unisce in poche parole chi compie l’azione e il cosa.
Eppure viene preferita la modalità più barocca, ma brutta e meno efficiente.
Gli operai della parola, i giornalisti, dovrebbero tener presente questi concetti, ma il desiderio-illusione di voler apparire più scientifici e professionali li fa scivolare verso frasi conformi a strutture che sono da vera bruttura.
Se una volta avessi usato queste espressioni inserendole in articoli, i miei capi mi avrebbero bastonato.
Sì tratta dello stesso meccanismo che ormai porta ad arricchire articoli e video servizi con “attenzionato/attenzionare”.

Lo stesso vocabolario Treccani descrive attenzionato con una precisa definizione: “agg. (bur.) Che è sottoposto all’attenzione, al controllo di qualcuno, in particolar modo dell’autorità giudiziaria o delle forze dell’ordine”, dove bur. sta per burocratico.
Sì perché attenzionare e attenzionato sono sempre stati parte dei comunicati, dei verbali, delle sentenze, delle relazioni e delle informative tipiche di magistratura, avvocati e forze dell’ordine. È quel linguaggio incasellato nel burocratese più puro con sfumature complesse che fanno venire il mal di testa, un modo di esprimersi del tutto sacerdotale, non aperto ai comuni mortali, tipico delle categorie cui ho accennato.
In ambito avvocatesco-giudiziale e accademico-Facoltà di Legge è denominato linguaggio giuridico, secondo un termine inventato è il “legalese”, rimpinzato di latinismi, periodi complessi e circonvoluti, aggrovigliati, praticamente incomprensibile per i non addetti ai lavori.
Una volta il giornalista traduceva tutto in nome dell’universale leggibilità e condivisione con i lettori, i telespettatori.
Oggi no in gran parte dei casi.
Come raccontato dall’Accademia della Crusca, l’abuso di “attenzionato” è un errore di registro linguistico legato all’uso improprio del participio passato del verbo attenzionare.
Però, fateci caso, in tempi recenti la questione è molto è cambiata.
A cominciare dai programmi televisivi, nei martellanti e ossessivamente quotidiani servizi sugli omicidi di grido e relativi processi. Proprio qui “attenzionato” si è fatto strada alla grande.
Risponde ai desideri dei conduttori in studio, a cominciare da quelli che poi, in qualche modo, si sono trasformati in giornalisti. Questi volevano e vogliono dar peso, professionalità al loro lavoro. Ecco quindi che attenzionato/attenzionare lo hanno trasferito dai verbali e dalle informative ai talk (anglicismo di confronto, conversazione) e negli approfondimenti delle differenti trasmissioni. L’illusione è messa in campo.
Così i personaggi televisivi, nei loro differenti ruoli di conduttori od ospiti, ci mitragliano con tanti attenzionati a raffica.
Mi domando e dico: i normali “notato”, “osservato”, “preso in considerazione” o “porre/sottoporre all’attenzione” e simili, dove sono finiti?
Gino Pallotta (Dizionario della politica italiana , Pisani, 1964), giornalista e saggista italiano citato dalla Crusca, definì attenzionato come “mostriciattolo del lessico burocratico, trasferitosi tuttavia, talora, nelle aule parlamentari”. All’epoca alcuni deputati e senatori usavano il termine nell’illusione di primeggiare. Oggi la platea di imitatori si è, purtroppo, allargata.
“Le stesse riflessioni si potrebbero fare per altre forme verbali che hanno avuto ultimamente un rilancio nell’uso di alcuni ambiti settoriali come urgenzare, coniato, secondo il GRADIT (Grande Dizionario Italiano dell’Uso, a cura di Tullio De Mauro, Torino, UTET, 1999-2000, aggiornamento 2003) nel 1935, in epoca fascista, col significato di sollecitare con urgenza”.
Accademia della Crusca
Quindi, potremmo correre il pericolo di sentire o vedere scritta una frase come “il direttore urgenza questa pratica” 😄
Magari a qualcuno è già capitato di leggere o sentire quest’altra bruttura.
Il problema ancora più evidente è che la questione sta passando ai comuni pensieri parlati e scritti.
Nel centro di Roma, lungo via Urbana, ho udito una cosa orribile detta da una ragazza alle sue amiche: “Ho attenzionato quella gelateria, ha coni con gusti illegali, è food porn!”.
… lei ha attenzionato la gelateria…
Di orrori ce ne sarebbero altri, provate a cercarli, fatene una lista e, se lo desiderate, raccontatemeli.
Un piccolissimo insieme di esempi su schifezzuole linguistiche.
Il diffuso “praticare” come alternativa a “fare” (esempio 1: ho praticato un foro), oppure “operare” al posto di “compiere” (esempio 2: ho operato un cambiamento).
E che ne dite dei bruttissimi “traguardare” e “disdettare”?
E la fissazione ridicola di scrivere le ore di appuntamenti, spettacoli, riunioni, con ore e minuti anche se è all’ora piena? Esempio: “Il concerto è fissato per le ore 20,00”. Dietro questa estrema precisione esiste forse un recondito timore che qualcuno possa immaginare l’inizio dell’evento alle 20,02 o alle 20,04?
Fatela finita con quest’altra mania mutuata dalla burocrazia e scrivete solo ore 20.
Ma queste sono altre storie e altre stranezze della comunicazione odierna. Ci sarà modo di approfondire.
Che posso aggiungere? Non appena sbarcherò in Sicilia attenzionerò una granita di cioccolato macchiata mandorla con brioscia, magari la proverò non appena si inaugurerà una gelateria/pasticceria di un noto artigiano siculo.
Siete tutti attenzionati!
Curiosità sicula su attenzionato e attenzionare, dall’Accademia della crusca
… emerge che un numero consistente dei siti in cui viene utilizzato il verbo attenzionare è legato alla Sicilia: siti della regione e di comuni siciliani, testate giornalistiche regionali e siti di altro genere o argomento, ma sempre legati alla regione Sicilia. Questa particolarità può essere dovuta al fatto che il verbo attinziunari è attestato nel dialetto siciliano, come conferma il Vocabolario siciliano a cura di G. Piccitto (Catania-Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1977) in cui il lemma, marcato come ‘antiquato’, è registrato con il significato di “rendere ossequio a qualcuno; fare a qualcuno una visita di omaggio”.
Attinziunari e attenzionare sono formalmente equivalenti (ma non semanticamente), con la sola differenza che nel verbo siciliano l’oggetto diretto è ‘persona’, mentre nel verbo italiano è piuttosto una ‘cosa’.
