Lo Stigma su Il Tempo del 2012, articolo a firma Giuseppe Grifeo, “Il marchio su chi soffre uccide più della malattia”, la macchia sociale che emargina categorie umane

Inauguro con il tema Stigma questa rassegna di precedenti articoli a mia firma, Giuseppe Grifeo, pubblicati sul quotidiano Il Tempo (per quasi 16 anni ho scritto per questa testata), ma anche altri pezzi redatti per diverse testate, cartacee e radiofoniche, queste ultime le più lontane negli anni perché segnarono il mio esordio come giornalista all’inizio degli anni 90.

In questo primo caso si tratta di un articolo pubblicato su Il Tempo di domenica 18 novembre 2012.
Il pezzo riguardava lo Stigma, il marchio sociale che relega tanta gente ai margini della comunità umana che non li accetta, li rifiuta come appestati, spesso allontanati espellendoli dal vissuto.

Per questo approfondimento giornalistico del 2012 intervistai Antonino Minervino, vicepresidente Sinp, direttore del dipartimento di Salute mentale Istituti Ospitalieri di Cremona, Paolo Girardi, ordinario di Psichiatria alla Sapienza di Roma e attivo all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, oltre che segretario di Ailas-Associazione Italiana Lotta Allo Stigma, poi lo psicanalista Danilo Moncada Zarbo di Monforte, dello studio Psicoterapia e Sessuologia Clinica di Roma.

Buona lettura.

Il Tempo, domenica 18 novembre 2012 – Stigma e isolamento Anche i medici rischiano di aggravare la situazione. Formazione carente e indispensabile

Il marchio su chi soffre uccide più della malattia

La storia: si finse indemoniata per spaventare chi la picchiava e restò vittima per sempre

Stigma, marchio. Clinicamente “segno di disapprovazione sociale di alcune caratteristiche personali” come l’handicap, il colore della pelle, la religione.
«Lo Stigma coinvolge emozioni e sentimenti, azioni e comportamenti – dice Antonino Minervino, vicepresidente Sinp, direttore del dipartimento di Salute mentale Istituti Ospitalieri di Cremona – Ingredienti generanti: ignoranza e diversità. L’ignoranza muta il “diverso” in pericolo. Risposta emotiva? Diffidenza, paura, ansia. Conseguenza: atteggiamenti di allontanamento, emarginazione, ostilità».

Lo Stigma è in ogni classe sociale e, come la stupidità, sta in noi, spesso non consci. Dalla primitiva emarginazione dei malati di mente chiusi nei manicomi, il fenomeno oggi dilaga. È emerso anche al Congresso dell’Associazione Italiana Lotta allo Stigma (Ailas), a Parma per la Giornata Nazionale della Salute Mentale e di Lotta allo Stigma: deciso il lancio di un questionario web per sondare la realtà italiana e promossa l’Alta Scuola di Formazione Permanente di lotta allo Stigma. Mancano operatori preparati.

«Oggi, mettendo un vestito di Valentino, indossiamo un’etichetta – dice Giorgio Visentin, medico di medicina generale, presidente coordinamento Wonca Italia – ma non va messa sul malato di mente, sull’obeso, sull’omosessuale. Importante è la comunicazione. Ricordate gli spot all’inizio delle infezioni da AIDS, il malato circondato da un’aurea violacea? Psicologicamente creò stigma e disastri. Fra gli scopertisi contagiati, ne sono morti più di suicidio che di malattia».

«Lo Stigma che colpisce un malato, incide sui suicidi dal 2 al 50% – dice Paolo Girardi, Ordinario di Psichiatria alla Sapienza di Roma, all’Ospedale Sant’Andrea di Roma, segretario di Ailas – Stigmatizzato pure chi soffre d’ansia, depressione, discriminato sul lavoro. In un sondaggio nazionale del 2004, gli studenti di medicina risultarono più stigmatizzanti rispetto a pazienti, loro familiari, ritenevano che il paziente schizofrenico, andasse isolato».

Ma su cento violenze, solo una è commessa da disturbati mentali.

«Lo Stigma colpisce i centri di salute mentale, tenuti al margine del pianeta Salute – conclude Girardi – i servizi psichiatrici di diagnosi e cura, infilati negli ospedali, in posti nascosti. Le strutture territoriali di salute mentale devono avere uno sportello per lo Stigma. Servono operatori. L’idea è l’Alta Scuola di Formazione dell’Ailas».

Lo Stigma sì può anche desiderarlo, ma imprigiona.

«Anni fa in un consultorio familiare di un quartiere popolare romano giunse una famiglia con una ragazza che chiamerò Cristina – racconta lo psicanalista Danilo Moncada Zarbo, dello studio Psicoterapia e Sessuologia Clinica di Roma – Cristina aveva il volto tumefatto, braccia segnate da corde, sporca, secondo i genitori era posseduta: presi dal lavoro, la lasciavano dalla nonna che, risultò, la picchiava».

«Un giorno iniziai a mimare i gesti della protagonista di un film, un’indemoniata – rivelò poi Cristina – Mia nonna si spaventò, non riuscì a picchiarmi. Ero finalmente potente. Continuai. La gente veniva per previsioni sul destino, per indurre l’amore, la morte. A 12 anni ero una che contava».

Col tempo la ragazza rimase prigioniera del “marchio”, esclusa dalla vita normale, reagì con violenza.

«Enorme il numero dei disturbi di personalità per Stigma – dice lo psicanalista – Il clinico è terapeuticamente a tutela della salute del singolo. L’azione dello Stato deve essere politica: informazione, formatori, linguaggio. Una parola al posto sbagliato può creare uno stereotipo, una rigidità profonda: come le arterie irrigidite danneggiano il cervello, le rigidità psicologiche creano un malfunzionamento della mente».

Per chiarimenti e richieste, info@lottaallostigma.it
Presto anche sul sito http://www.lottaallostigma.it


Ho letto di nuovo questo mio articolo per poi decidere di riproporlo qui. Non posso nascondere che mi è rimasto un senso di amarezza. Vedo fra quelle parole i primi deboli segni di come sarebbero peggiorate le relazioni umane.

Stigma, “segno di disapprovazione sociale di alcune caratteristiche personali che può colpire portatori di handicap, malati e tanti altri, compresi coloro che soffrono di disturbi psicologici. Serve anche per emarginare chi appartiene a altre religioni, oppure chi ha caratteristiche sessuali differenti. Il meccanismo è sempre lo stesso a prescindere dall’obiettivo.
Questo articolo raccontava lo status di quei tempi, evidenziava i pericoli dell’ignoranza e degli ingiustificati timori che davano vita alla stigmatizzazione delle diversità.

In quel momento – forse – nessuno avrebbe mai potuto presagire quanto è poi accaduto fino all’attuale 2026.

Tanti marchi sono nati e sono stati affibbiati, tanti stigma hanno segnato a fuoco gruppi, sono stati impressi sulle spalle di tantissimi. Uno dei tanti marchiatori e creatori di stigma, nonché fra i più feroci d’Italia, è quello pseudo politico bravo con le carte e a proclamarsi cattolico, oggi ai domiciliari con l’accusa di aver truffato molte persone privandole di loro risparmi (qui non metto il nome apposta).
Ora però ne abbiamo un altro che guida un partito e che fa presagire grandi disastri nell’ambito della comunione umana e sociale.

Sono passati 14 anni da questo articolo, il mondo è tanto cambiato.
Non in meglio…

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

    Siamo qua (se ti ricordi di noi) anche se adesso abbiamo il sito vuoto perché lo stiamo rifacendo.

    Noi lo abbiamo vissuto e viviamo lo stigma solo per il fatto di esistere!

    Una non vedente dalla nascita ed ex partner di un uomo con HIV; l’altro vedente, HIV positivo, sposato con un HIV negativo.

    Ci siamo talmente rotti le scatole di essere bersagli per questi soggetti, che abbiamo deciso di fare il verso a chi alimenta queste discriminazioni infondate.

    Paradossalmente ti diciamo che spesso e volentieri viene preso di mira con lo stigma anche chi è più sicuro del mondo; o perché HIV positivo e costante nelle cure mediche, per cui il virus non si trasmette neanche volendo; o chi, senza HIV, decide di prevenirlo usando la profilassi farmacologica pre-esposizione (PrEP).

    Lo stigma su HIV in realtà è una barriera contro la libertà sessuale ALTRUI, perché fidati, quante persone che discriminano noi, poi hanno rapporti non protetti col mondo senza mai un controllo medico perché tanto “mi fido, a me non può succedere niente”?

    Queste sono le persone più pericolose del mondo perché non sanno di essere a rischio -non vogliono saperlo-, vanno a letto con chiunque senza regole, e diventano un rischio per gli altri.

    Fanno tanto i moralisti, poi te li trovi con la testa bassa che si allontanano velocemente. Sguardo sfuggente, , borsetta degli antivirali in mano. E tu? Li riconosci, tu che esci dallo stesso reparto infettivi con la stessa borsetta alzi la mano per fargli “ciao”, a testa alta. E loro scappano via. Perché loro sono liberi ma non vogliono che si sappia e, chi vive più libero di loro, gli fa una paura maledetta. Scena vissuta personalmente ma poi siamo stati in silenzio combattendo la tentazione del “sai chi ho visto?” Perché voler combattere lo stigma e poi usarlo per ferire qualcun altro, no. Loro proprio per l’immagine pubblica in conflitto con quella privata, è probabile che soffrano il triplo perché neanche cercano una rete di supporto.

    Non parlare poi di quei due tizi! Quello che gioca d’azzardo e quello che comandava nell’esercito! Ma lo sai che nel partito dell’ex militare sono iscritti anche Hannibal Lecter e Crudelia De Mon? Non stiamo scherzando, ora non sappiamo perché non ci importa inquinarci la testa. Non sappiamo se abbiano sistemato il monitoraggio iscrizioni a quel partito che di “futuro” ha ben poco. Ma evidentemente sul loro sito fanno il controllo con lo sputo! Spoiler: Fernando HIV Mercury, e Liam HIV Johnson (virus senzienti) non hanno alcuna intenzione di entrare nel partito dei cattivi. Ce ne sono già abbastanza e, un virus in mezzo ai cattivi, non sarebbe una novità come lo è stato, evidentemente, un cattivo tra gli umani.

    Stigma dei medici: anche lì – quando davanti allo shock per un risultato positivo, ti dicono “con quante persone va a letto? Quante? Me lo dica, quante!” Se hai un certo carattere lo mandi in malora e rispondi “spiacente, tu non sei nella lista” e cambi dottore; ma se uno è fragile? Dei suicidi per HIV nessuno parla.

    Tra poco, dovrebbe essere pure “zero HIV stigma day”

    Un medico serio dovrebbe semplicemente dire “signore, dobbiamo fermare l’infezione per quanto possibile. Dovrebbe contattare ogni persona con cui ha avuto rapporti intimi” senza congetture.

    Ti salutiamo (“con la nostra faccia, sotto i tuoi piedi” [cit.])

    Elettrona e Gifter. Stanchi di giustificarci col mondo perché esistiamo e non ci comportiamo da vittime come loro vorrebbero.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Mi ricordo bene! 😉
      Esperienza diretta la vostra. Oggi poi ti mettono un marchio sulla pelle anche per una sciocchezza, figuriamoci in situazioni più di peso.

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      1. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

        Ci viene da ridere a parlare di “situazioni di peso” pensando a quel tizio di ieri. Non quello dell’esercito ma il tale delle truffe. Quello ha già troppo peso, e troppo spessore, pur non meritandoselo!

        Lo sappiamo, lo sappiamo. Non si fa body shaming, è stigma anche quello; difatti noi mica lo stavamo facendo! 😉🐖

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        1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

          🤣 ha pesato troppo sulle tasche e sugli zebedei di tanti

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          1. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

            poi questi qua che alimentano lo stigma, danno la colpa a noi. Chi con la disabilità, chi con HIV, o con tutte e due, perché “costiamo allo Stato” ma di questi minus habentes che giocano di azzardo e rubano, nessuno si preoccupa.

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            1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

              “Cattolici” che hanno totalmente dimenticato, sempre che abbiano mai approfondito, le parole e i comportamenti di Cristo che, forse, recitano/conoscono a memoria senza mai averci riflettuto sopra

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              1. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

                Il potere l’ha solo sfruttato, a Gesù. Compresi quelli che sono stati i suoi seguaci – ma sarebbe un discorso super lunghissimo. Noi non siamo credenti, nessuno dei due; ma a livello storico e filosofico siamo legatissimi a Gesù e le parole che ha detto (che gli sono state attribuite) sarebbero da ascoltare davvero per tutto il mondo.

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  2. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

    Mercoledì un’associazione di nostri amici ha trovato nella cassetta della posta dei santini con scritto “invertiti, convertitevi”

    questi non sanno che in alcune sottoculture minoritarie omosessuali maschili, “CONVERSIONE” ha un significato moooooolto preciso.

    Diciamo che scrivere “convertitevi” a un’associazione di persone con HIV, potrebbe causare la risposta “già fatto!” 🦠☣️ e per via di “invertiti”, chi sta a testa in giù appeso e poi chiama la realtà “mondo al contrario”. Ci siamo capiti.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Mi hai rivelato una cosa su cui non avevo riflettuto 😉

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      1. Avatar di PlusBrothers PlusBrothers ha detto:

        La conversione o… l’inversione?

        Se non facessero paura, sarebbe da ridere. Stanno appesi a testa in giù, parlano di “mondo al contrario” poi danno degli “invertiti” a noi. Come il toro che ha dato del cornuto all’asino.

        QUELLI, sarebbero comportamenti da stigmatizzare e non si capisce perché li si stia normalizzando.

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