Palermo, 402° Festino di Santa Rosalia fra devozione, stupore, arte, eventi, gli appuntamenti ai palazzi Costantino e Di Napoli ai 4 Canti e a Palazzo Oneto

Religiosità, storia, arte, creatività, cultura, tutto viene evocato il 14 e 15 luglio per il 402° Festino di Santa Rosalia, la Vergine coronata di rose, Patrona di Palermo, occasione che in questo 2026 è arricchita dai temi dall’Anno Europeo dei Normanni 2027. Evento reso possibile dal progetto ideato da Odd Agency, in collaborazione con CoopCulture, che anticipa argomenti connessi al millenario della nascita nel 1027 di Guglielmo il Conquistatore, momento di celebrazioni normanne che vedrà connesse le città, regioni e i paesi dove proprio il popolo Normanno ha lasciato segni indelebili, come in Sicilia. Direzione artistica dell’evento su Santa Rosalia a cura di Luca Pintacuda.
Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità, il tema centrale di queste celebrazioni 2026.

Scrivo questo articolo per due motivi.

Da una parte per l’imminenza delle celebrazioni palermitane dedicate alla Vergine normanna e per farla conoscere a chi legge, raccontarla con le mie parole.

Dall’altra, l’amore siciliano verso due giovani Sante, Santa Rosalia appunto e Sant’Agata (link all’articolo) venerata, molto amata anche a Palermo, ma Patrona di Catania. Una santa connessione unisce le due maggiori città siciliane che il folclore vuole vedere rivali nel predominio isolano, ma che, nella realtà, hanno molti punti comuni e sono entrambe necessarie alla bellezza e allo sviluppo della Sicilia.

Tutto questo è un inno alla Sicilia.

Festa grande quindi a Palermo il 14 e 15 luglio, ancora di più perché arricchita da motivi storici e fondanti, da suggestioni mediterranee e di Trinacria, dal coinvolgimento di tutti gli strati sociali fino all’antica aristocrazia, uniti in maniera indissolubile nella loro devozione e di omaggio alla Santuzza.
La città si aspetta una larghissima partecipazione tanto che si valuta in 350.000 il numero di spettatori e devoti.

Da quattro secoli un enorme corteo di cittadini e devoti trasporta la rappresentazione della Santa a bordo di un Carro tematico lungo un percorso scandito da cinque tappe fra narrazioni, canti, balli e musica, costumi, artigianato, tradizione, teatro fra Palazzo Reale appunto, la Cattedrale, i Quattro Canti, Porta Felice e Foro Italico. Tre attori Dario Aita, Giusy Buscemi ed Ester Pantano, daranno voce ai momenti che scandiranno il cammino del corteo.

In questo 2026 Santa Rosalia, la vergine normanna, apparirà circondata da 300 farfalle luminose. La Santuzza emergerà e campeggerà da un bio-carro, una sorta di giardino botanico capace di raccontare e mostrare essenze del Mediterraneo. In una mano di Rosalia una croce fatta con il legno delle barche dei migranti e nell’altra un ramo d’ulivo che è simbolo di pace.
Il nuovo carro è stato progettato dallo studio Mca-Mario Cucinella Architects, mentre la nuova statua della Santa è una creazione di Filippo Sapienza.

Rosalia Sinibaldi nacque nel 1130 ed era figlia di Sinibaldo Sinibaldi, signore di Monte delle Rose e Quisquina (località tra Bivona e Prizzi), membro della famiglia dei Berardi, Conti dei Marsi, discendenti diretti dell’imperatore Carlo Magno. Madre di Rosalia era la nobile Maria Guiscardi, nipote di Re Ruggero II di Sicilia che fu incoronato primo Sovrano dell’Isola quando Rosalia aveva circa 9 anni.
Già nel 1128 il futuro Re Ruggero II ebbe un messaggio divino/mistico che gli annunciò la nascita di Rosalia. All’ora del tramonto il Sovrano e la prima moglie Elvira di Castiglia erano affacciati dalle terrazze del Palazzo Reale di Palermo. In quel momento comparve una figura che parlò al Re trasmettendogli un messaggio: “Ruggero, io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine”. Due anni dopo nacque la bambina e per quel messaggio prodigioso la chiamarono appunto Rosalia, unione di rosa e di giglio pescando da una reinterpretazione linguistica popolare latina.
Diversi anni dopo durante una battuta di caccia sul Monte Pellegrino, Ruggero II fu salvato dal principe Baldovino che lo difese dall’aggressione di un leone. Al Baldovino, come premio, fu concesso di esaudire il suo più grande desiderio, avere Rosalia come sposa.
Però la fanciulla si sentiva consacrata a Dio, quindi scappò da Palazzo Reale. Altra tradizione racconta che la ragazza si presentò il giorno delle nozze con le belle trecce bionde tagliate raccontando che, la sera precedente, mentre si osservava allo specchio, vide riflessa l’immagine di Gesù. Evitato il matrimonio si consacrò alla Fede.

Comunque, si allontanò poi da Palazzo scegliendo in un primo momento di stabilirsi nel convento-chiesa del Santissimo Salvatore, originariamente luogo di culto delle suore basiliane di rito greco fatto edificare nel 1072 da Roberto il Guiscardo e poi sostenuto da Re Ruggero II. Ma non andava bene, Rosalia sentiva il desiderio di allontanarsi.
Così decise di vivere da eremita sul Monte della Quisquina, in un’area che era nei possedimenti del padre, dove trascorse dodici anni. Poi, fino alla morte, visse in Santità in una grotta su Monte Pellegrino. All’età di 40 anni, nel 1170, morì nel sonno.

(testo composto grazie a varie fonti, iniziando da apposita sezione del sito web Comune di Palermo)

Il 402° Festino di Santa Rosalia nei palazzi Costantino e Di Napoli ai 4 Canti e a Palazzo Oneto

A Palermo, i palazzi Costantino e Di Napoli ai 4 Canti e Palazzo Oneto diventano scenario delle celebrazioni di Santa Rosalia promosse dai marchesi Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba.

Un convegno del professore Andrea Donati, del board collezioni Doria Pamphilj Landi, rievocherà la quadreria di palazzo Oneto.

Tiziano – ritratto di Agostino Landi a palazzo Oneto

Allestimento che poggia su capolavori portati da Genova tra i quali il celebre ritratto di Agostino Landi, opera di Tiziano, oggi al museo di Boston.

Seguirà il documentario “Nude e vestite” sulle maddalene di Tiziano a Palermo. Una di queste, commissionata da Vittoria Colonna d’Avalos, musa di Michelangelo, era a palazzo dei Normanni con il vicerè Ferrante d’Avalos.
Vittoria era la zia di Marc’Antonio Colonna amante di Eufrosina Valdaura Siragusa proprietaria nel 1500 di palazzo Oneto scenario del loro amore tragico.

Concerti dedicati alla Santa, mandolini, mandole e chitarre eseguite da Ensemble Tetra Kordes, inni a Santa Rosalia di Mariantonietta Campo con la partecipazione del soprano Valentina dell’Aversana nella cornice barocca tra gli scenografici stucchi di Procopio Serpotta e le complesse composizioni ad affresco di Gaspare Serenario.

Contemporaneamente, ai 4 canti, opere, installazioni, performance di due artisti affermati internazionalmente con la curatela del mecenate e critico d’arte Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

il “Ghiacciolo”, in marmo, di Theodorico Napolitano Gansen

Theodorico Napolitano Gansen con il “Ghiacciolo”, in marmo che si scioglie nei giorni torridi dedicati alla Santuzza, simbolizza la frescura e ha funzione etica di sensibilizzare la cultura della tutela dell’ambiente richiamando lo scioglimento dei ghiacciai in linea con il tema dell’ambiente richiamato dal “bio-carro” della “Vergine normanna” 2026.

Una installazione in marmo di Billiemi nel cortile di Palazzo Costantino, aperto gratuitamente al pubblico, con inaugurazione martedì 14 luglio alle ore 11 in via Maqueda 217, dedicata alle “Quattro sante” affidatarie della città a tutela del territorio urbano, quadripartito a croce greca, armonia dei quattro punti cardinali e incontro tra cielo e terra.
Ogni “Canto” è campeggiato dalla figura monumentale di uno dei re spagnoli, le cui armi aragonesi, divenute l’emblema della Regione siciliana, coronano le facciate. I viceré di Sicilia Toledo, Maqueda e Villena, protagonisti di questa vicenda urbanistica e architettonica sono rievocati dalla toponomastica.
La giurisdizione terrena trascende in quella divina, accogliendo nel livello più alto della scenografia
Oliva, Cristina, Agata e Ninfa che sono demandate a proteggere i “Mandamenti”.

E ancora la performance “Eretiche, Sante e Profetesse” di Nora Lux, artista visuale e transmediale, si svolgerà in piazza Villena il 14 luglio, dall’alba delle ore 6, trasformando la memoria dei roghi in luce archetipica.

L’alba era l’ora in cui venivano accesi i roghi per bruciare le eretiche e le donne considerate devianti. Nora Lux trasforma questo istante in rituale di rinascita collettiva.
Si riallaccia a “Caudu e fridu” installazione di Massimo Bartolini, nel 2018 (Manifesta 12) a Palazzo Oneto, che traeva titolo da un graffito del carcere dell’inquisizione di Ferdinando d’Aragona e Isabella la Cattolica, di una condannata al rogo alla vigilia dell’esecuzione.

Santa Rosalia, figura simbolo di isolamento mistico, purificazione e liberazione dalla peste, viene ricondotta alle sue radici mediterranee più ancestrali.
Il 15 luglio le sue reliquie sono portate in processione per le strade del Centro storico andando a toccare in senso antiorario, con significati esoterici e religiosi, le quattro facciate dei canti che simbolicamente sintetizzano la quadripartizione della Città.

Tutti insieme quindi per dare risalto e ricchezza culturale ai festeggiamenti, alla devozione e al retaggio storico legati alla Santuzza, questa è la comunione con il contributo privato, l’apertura dei palazzi storici e la variegata offerta culturale di valorizzazione del territorio.
La collaborazione pubblico-privato afferma ogni anno il successo della rievocazione storica e religiosa delle celebrazioni in onore di Santa Rosalia.

Dal Comune di Palermo l’insieme degli eventi elencati a questo link

Santa Rosalia conquistò il cuore dei siciliani, il suo culto crebbe sempre più nel corso dei secoli, tanti gli esempi iconografici, le tante chiesette e cappelle a lei dedicate dal Medio Evo in poi.

La gente si sente protetta dalla Santa e tutto ha motivazioni storiche.
Il primo grande esempio arriva dal XVII secolo quando una potente pestilenza colpì Palermo.
Il male così mortale dilagò per le vie della città e nelle aree circostanti dal giugno 1624 al febbraio 1626 uccidendo 30.000 persone. Era un quarto della popolazione palermitana che all’epoca contava 120.000 anime circa. Una strage.

A quel tempo fervevano scavi e prospezioni alla ricerca dell’ultimo ricovero di Santa Rosalia e delle sue spoglie su Monte Pellegrino. Queste esplorazioni crebbero a dismisura perché una notte una donna molto malata, Geronima La Gattuta, sognò una fanciulla in abito monacale. Questa celestiale e bella ragazza promise la guarigione alla donna se lei fosse salita sul Monte Pellegrino in penitenza. Così Geronima, nonostante la malattia, si mise in cammino e iniziò a salire, passo dopo passo, confortata dalla Fede e non certo dal corpo malato.
Cercò riparo proprio dentro una grotta nel maggio del 1624. Bevve dell’acqua che sgorgava dentro l’apertura e guarì, poi si addormentò. In sogno le comparve nuovamente la ragazza della volta precedente (o la Madonna a seconda dei racconti, che le indicò un tesoro, i resti di una santa). La fanciulla le diede precise istruzioni: lì dentro doveva scavare per ritrovare il luogo dove si trovavano i suoi resti.
Da qui vari tentativi di scavo e ricerche.
Giunti al 15 luglio del 1624 un marinaio trapanese, Vito Amodeo, accompagnò Geronima La Gattuta e suo marito in quella grotta ed ecco rivelarsi il tesoro. Amodeo fu il primo a trovare un teschio e diverse ossa incastrate in una roccia e letteralmente inglobate in altre.

Potete immaginare come questa notizia dilagò a Palermo e non solo.

Il Cardinale Giannettino Doria, pur con la dovuta cautela dovendo disporre accertamenti e avere le conferme dovute, ordinò che le ossa venissero trasportate al Palazzo Arcivescovile. Lì si doveva predisporre un attento esame per constatare l’autenticità o meno del ritrovamento.

I mesi passarono e il 13 febbraio 1625, un giovane, Vincenzo Bonello, da poco vedovo visto che la moglie era morta per la peste in corso a Palermo, decise di risalire Monte Pellegrino e morire.
Durante questo cammino anche lui ebbe un fantastico incontro.
Vide una giovane pellegrina che risplendeva per un’aureola che la illuminava tutta. La ragazza rivelò subito di essere Rosalia sottolineando che le ossa ritrovate l’anno prima nella grotta erano le sue e che la mortale peste avrebbe finito di tormentare e uccidere la gente solo se i suoi resti fossero stati portati in processione per le strade di Palermo.
In breve, Rosalia ordinò a Vincenzo di riferire le sue parole al Cardinale Doria.
Il 22 febbraio 1625, la Consulta medico-teologica, nonostante il precedente controverso parere, proclamò il riconoscimento dell’autenticità delle ossa, così queste furono trasferite nella Cattedrale della città.

Dalla rivista Balarm la cui redazione ha esaminato il testo “Originale delli testimonij di Santa Rosalia” edito nel 1997 dalla Biblioteca Comunale. Quello scritto dà idea perfetta dei contrasti e delle contraddizioni che portarono al riconoscimento delle reliquie come resti di Santa Rosalia.
Cito solo la parte conclusiva del procedimento da parte della Consulta medico-teologica e riportata da Balarm.
- Fu convocato un secondo collegio medico che il 15 febbraio concordò su un fatto ben preciso. Le casse piene dei reperti anatomici esaminati contenevano due tipi di ossa umane. Alcune brutte di colore et d’odore non grato, avviluppate non di pietra ma di terra fezosa mentre le altre dalla delicatezza più presto di donna che d’homo, politi speciosi et bianchi, di grato e piacevole odore, quasi d’amatisti, berilli et cristalli, erano certo appartenenti a qualche corpo santo. Caratteristiche confermate tra gli altri dal medico Herosimus Salato e dal regio protomedico Francesco Fiochetti, lo stesso 15 febbraio. E fu ancora in questi termini che seguitarono fino al 18 successivo gli altri specialisti. Finché, il giorno seguente arrivò la decisiva confessione del celeberrimo saponaio e cacciatore Vincenzo Bonello il quale, in punto di morte, ripeté più volte a santi uomini di fermissima fede ciò che gli aveva detto e raccomandato di fare la Santa Rosalia che gli era apparsa di faccia d’angelo, bella e di splendore grande il 13 febbraio ad hora di vespro davanti alla sua grotta del Monte. E che aveva così replicato in lui, curiosamente e da un altro capo del mondo, la struggente figura dell’indio Juan Diego altrettanto terreno messaggero della Virgen Morena di Guadalupe.

Dal riconoscimento dell’autenticità calò anche la decisione del Senato di Palermo, ovvero quella di ordinare un’urna d’argento dove custodire i resti di Santa Rosalia, di far costruire una splendida cappella nella Cattedrale cittadina e di edificarne un’altra proprio su Monte Pellegrino. Lo stesso Senato sancì che il 15 luglio di tutti gli anni a venire l’urna con le ossa doveva percorrere in processione le strade della Capitale siciliana.

Giunti al 4 settembre del 1625, quella malattia mortale che flagellava la popolazione sembrò perdere ogni forza. La città pareva finalmente libera, un prodigio sempre legato alla santa visto che proprio il 4 settembre è il giorno della nascita di Rosalia.

La grotta del ritrovamento delle ossa divenne meta di continui pellegrinaggi e lì fu edificato un Santuario dedicato a Santa Rosalia.

Lascia un commento