Il Tempo, 2 novembre 2011 – Strane manovre sulle case della Difesa, cadenti, invivibili, ma con affitti vertiginosi

Personale storia di giornalismo vissuto – Il patrimonio immobiliare della Difesa è sempre stato teatro di strane manovre, prese di posizioni incredibili e contrastanti. Inquilini come pensionati della Difesa che andavano spinti ad andare via mentre si preparavano diverse voglie e appetiti. Il tutto mascherato da principi che dovevano essere garantiti considerando residenti “sine titulo”, personale in servizio, appartamenti e palazzi da vendere per realizzare. Una bella brodaglia che suscitava strane manovre appunto.

Io mi ci trovai in mezzo nel mio girovagare, investigare leggendo montagne di carte, contratti, valutazioni, lettere, approfondendo confrontandomi con la gente.

Il Tempo del 2 novembre 2011, apertura pagina 22

Il Caso – In via delle Medaglie d’Oro mura fradice e tubi rotti

Le case della Difesa cadono a pezzi con affitti alle stelle

Il Ministero non fa i controlli e le considera ancora in buono stato

Giuseppe Grifeo

Vivono, con loro profondo stupore, in una casa da 74 metri quadri a cui andrebbe applicato un affitto di oltre 1.300 euro al mese. Accade a una famiglia di militari in viale delle Medaglie d’oro, ma quella casa, proprietà del ministero della Difesa, è una stamberga, cadente, in condizioni pessime.

Eppure l’ufficio generale del Comando militare della Capitale dell’Esercito ha mandato loro comunicazione dettagliata secondo la valutazione dell’osservatorio del mercato immobiliare. Soltanto perché la famiglia ha un reddito basso, le viene applicato uno sconto che riduce il canone a 660 euro: tale è infatti il calcolo previsto secondo il decreto legge per la «rideterminazione del canone degli alloggi di servizio occupati da utenti senza titolo».

La cifra è comunque estremamente alta per chi ha uno stipendio da pensionato pari a 34mila euro lordi l’anno: il maresciallo capofamiglia ha un introito netto mensile di circa 1.700 euro.

«Siamo alla beffa più totale – sottolinea Sergio Boncioli, presidente di Casadiritto, associazione che rappresenta gli utenti degli immobili militari – Arrivato il decreto governativo con cui si stabiliscono le regole per affitti e messa in vendita del patrimonio immobiliare militare, si stabiliva che i comandi dovevano verificare lo stato degli immobili, accertare i redditi 2009 delle famiglie e con queste valutare eventuali aggiornamenti sugli introiti e sul numero dei componenti del nucleo familiare. Solo dopo i comandi militari dovevano emanare provvedimenti amministrativi definitivi con il ricalcolo degli affitti e notificarli agli utenti. Dalla notifica devono decorrere i nuovi canoni».

La cosa però è andata diversamente. Le famiglie dei militari si stanno vedendo notificare provvedimenti “provvisori” non previsti dal decreto e devono subito pagare quanto indicato, altrimenti via dagli appartamenti. Sono provvedimenti provvisori anche perché gli uffici tecnici dei comandi non hanno personale sufficiente per verificare lo stato reale degli appartamenti. Ma c’è fretta di fare cassa.

«C’è un evidente corto circuito con il decreto e il regolamento attuativo», sottolinea Boncioli.

Il problema nella sola Roma e per il solo Esercito, riguarda circa 600 famiglie dei cosiddetti “sine titulo” che si vedranno imporre “canoni di mercato” senza verifica reale delle abitazioni, dalla grandezza allo stato di conservazione.

Da questa situazione sono esclusi i nuclei familiari da tutelare, quelli con redditi bassissimi e con componenti portatori di handicap, tanto numerosi quanto i precedenti. Le lettere di notifica sono già partite e molte altre stanno per essere inviate.

Le schede tecniche che accompagnano queste comunicazioni parlano chiaro.

Tornando all’esempio della catapecchia decadente di viale delle Medaglie d’oro 86, si legge che lo «stato conservativo è normale» come per i box e i posti auto coperti e scoperti, per un valore medio di mercato alla vendita pari a 5.700 euro al metro quadrato e un valore medio per l’affitto di 22 euro al metro quadrato.
Il bello è che nella scheda dove andrebbero annotate le verifiche, la qualità delle finiture è annotata come “media” mentre non viene espresso nulla sullo stato di manutenzione: i parametri sono a zero come quelli della posizione, esposizione, impianti.
È una valutazione errata perché nessuno è andato a verificare nulla, così la quotazione di mercato è rimasta alta, di conseguenza è troppo alto anche l’affitto reale propinato all’utente, canone sproporzionato alle condizioni fisiche dell’alloggio.

Basta andare a vedere questa casa per accorgersi delle mura fradice, delle infiltrazioni d’acqua, degli infissi cadenti, delle tubature rotte e dei balconi che evitano di crollare da circa quindici anni grazie a puntellature. Il tutto a ridosso della collina di Monte Mario che in quel punto frana dal 1998, quando il Comune di Roma mise una prima barriera di contenimento, «rivelatasi poi insufficiente per garantire la sicurezza, tanto che tre o quattro anni fa decisero di metterne un’altra a metà strada», racconta Boncioli.


② Articolo d’appoggio a quello d’apertura

Gli altri alloggi

Da Talenti alla Nomentana, palazzi decadenti e impianti fuori uso

Non c’è solo il caso della casa che cade a pezzi in via delle Medaglie d’oro. Di esempi del genere, di abitazioni di proprietà del ministero della Difesa ridotte in questo stato se ne possono fare tanti, dalla zona Talenti-Nomentana con quattro palazzine malmesse e senza ascensore in via Cesareo, a viale Pretoriano dove ci sono case-ex stalle dove piove dentro continuamente e dove un maresciallo in pensione si è visto chiedere un canone da 1.444 euro al mese.

E ancora, a via di Centocelle 251 dove a un colonnello con reddito oltre la fascia di protezione e che abita in un appartamento da 94 metri quadrati, vengono chiesti 1.704 euro al mese. Quale agenzia immobiliare chiederebbe tanto in quella zona? E gli alloggi della centrale via Garibaldi? Hanno impianti non a norma, l’ultima ristrutturazione risale alla fine degli anni 70 (eppure nella scheda tecnica viene indicata come nuova), ci sono ancora i vecchi e rigidi fili elettrici con guaine in sfaldamento, finestre e porte vecchissime che restano in piedi per miracolo.

Mala classificazione delle finiture, invece, è indicata come “medio, A2, A3” così, a priori, mancando come di consueto le valutazioni reali sullo stato dell’edificio e dell’appartamento. Conseguenza?

Per un appartamento in quelle condizioni, da 88 metri quadrati, si dovrebbe pagare un affitto da 1.957 euro mensili. L’abitante, un maresciallo in pensione con 40 anni di servizio, ha un reddito da 1.200 euro al mese: il «coefficiente correttivo» gli ha così ridotto il canone a 587 euro che è comunque metà del suo introito mensile. Dovrà andarsene. Quella casa, secondo le valutazioni fatte senza nemmeno dare un’occhiata alla casa, ma già attive per chiedere un affitto di mercato, una volta liberata dall’utente impossibilitato a pagare il canone, dovrebbe essere venduta al valore medio di 7.150 euro al metro quadrato. Potrebbe anche accadere che lo stesso alloggio possa essere assegnato a un militare Asi, ovvero assegnato per esigenze di servizio a 100 euro al mese e la Difesa vedrebbe ridotto il suo introito.

Giu. Gri.

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