Leggende, storie che stanno a metà strada fra pura invenzione e vita vera, di queste creazioni tantissime hanno preso vita nel corso dei secoli. Su Giuseppe Balsamo, colui che fu poi nominato Conte Cagliostro, se ne narrano tante, la sua esistenza vera si mescola con quella fantastica. Tra queste storie, una descrive che ogni 25 anni Cagliostro riemerge da una sepoltura nobiliare nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo. Una prerogativa che il protagonista riuscì a strappare alla Morte grazie a un patto stretto il 26 agosto 1795, momento del suo ultimo respiro.
Mancano pochi giorni alla fine di agosto… e 231 anni ci separano dall’istante della sua morte.
Il complesso sepolcrale delle Catacombe è connesso al Convento dei Cappuccini e alla chiesa di Santa Maria della Pace, entrambi del XVI secolo. Fu scavato nel tufo per un’estensione finale di circa 300 metri quadri.
Si trova a Palermo nel quartiere Cuba in Piazza Cappuccini 1.

Divenne persino una delle tappe del Grand Tour, il lungo viaggio in giro per l’Europa continentale che dal XVII secolo in poi era percorso dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea, grandi filosofi e letterati.
I resti umani presenti nelle catacombe sono per buona parte in posizione eretta, in nicchie bianche, gli abiti eccezionalmente conservati nel corso dei secoli e per ognuno un cartello con nome, cognome e data della morte.
I corridoi sono dedicati a differenti categorie, status sociale, sesso, professione.
Come scrive la stessa struttura dei Cappuccini, fra le salme quelle del pittore Velasquez, degli scultori Filippo Pennino e Lorenzo Marabitti e del chirurgo Salvatore Manzella.
Avete mai visto questo luogo?





Immaginate di arrivare davanti al Convento dei Cappuccini. Dalla superficie stradale si entra per un’apertura che potrebbe passare inosservata e per una scala in pietra si scende sottoterra negli antri delle Catacombe.
Una lunga serie di corridoi e snodi si dipana davanti ai vostri occhi, spazi dove sono presenti migliaia di mummie raccolte in oltre tre secoli circa, dal 1599 al 1881, ma di salme ne furono inserite anche altre posteriori.
Ai suoi inizi queste catacombe erano destinate alla sepoltura dei frati del convento, ma la parte iniziale posta in una fossa/caverna sotto l'altare della chiesa divenne insufficiente per le nuove esigenze.
Da lì lo scavo in contigue grotte allargando lo spazio. Al momento di portarvi i frati deceduti e inumati nell'originaria cisterna, si accorsero che quarantacinque salme si erano conservate in ottimo stato, quasi intatte. Fu un processo di mummificazione naturale.
Da quel momento lo sviluppo come sepolcro per l'ultimo riposo di altri. Ippolito Pindemonte, che lo visitò nel 1777, ne scrisse fra i versi dei suoi Sepolcri (“Morte li guarda e in tema par d'aver fallito i colpi”).
All'interno i resti di nobili, di appartenenti a famiglie borghesi ricche, di possidenti, di prelati, di professionisti e chi più ne avuti, lì ne ha messi.




Quelle mummie, quei corpi imbalsamati documentano il passaggio dei secoli, una visione chiara che si ottiene osservando quei corpi, quindi la mutazione della moda e dei costumi, le costruzioni simboliche, la differenza nel trattare i cadaveri secondo differenti pratiche d’imbalsamazione. Quei corpi sono anche ottimi mezzi di indagine scientifica e come archivio per la medicina patologica.
Tornando al Conte Cagliostro, il suo continuo tornare fra i vivi dopo la fine della sua esistenza avvenuta il 26 agosto 1795, sarebbe frutto di un patto sugellato con la morte dopo averla sconfitta a Morra dentro la cella della Fortezza di San Leo (Emilia-Romagna).



Ecco come si arriva al capitolo finale di Balsamo-Cagliostro

Giuseppe Balsamo nacque a Palermo il 2 giugno 1743 come Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio, Matteo, Franco Balsamo. Nel corso della sua vita si manifesterà la mutazione della sua identità aa Alessandro Conte di Cagliostro, denominazione utile ai suoi traffici.
Figlio di un commerciante di stoffe, Pietro Balsamo, fin da subito Giuseppe non ha vita facile. Perde il padre in fretta.
La madre, Felicita Bracconieri, non è in grado di badare a ogni suo bisogno.
Quindi il piccolo Giuseppe Balsamo viene preso e portato all’Istituto per Orfani di San Rocco, struttura fondata nel XVI secolo per l’educazione dei fanciulli orfani, curato dai Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie, gli Scolopi.
Non è cosa per lui, tanto che scappa via diverse volte.
In un altro convento all’età di 13 anni, questa volta a Caltagirone, nel 1756, il Fatebenefratelli. Qui qualcosa attrae la sua attenzione, l’erboristeria, lo studio delle proprietà medicinali delle piante.
Anche da questa scuola va via per tornare a Palermo studiando disegno e combinando disastri. Giuseppe Balsamo è irrequieto, continuamente alla ricerca di una rotta di vita, così si trasferisce a Messina dove conosce un certo Altolas. Di questo personaggio si hanno notizie solo da Balsamo-Cagliostro stesso perché mancano riscontri ufficiali sulla sua esistenza o da altri scritti.
Da quel momento Altolas diviene il suo maestro, viaggiano in Egitto e a Rodi. Poi il passaggio a Malta dove il suo vate lo fa conoscere all’Ordine di Malta.
Per farla breve, Cagliostro continua a viaggiare in Europa, frequenta le Corti dei diversi regni, ne combina di cotte e di crude, a Roma si fa arrestare nel 1768 per una rissa sulla piazza del Pantheon, poi viene liberato grazie all’intervento indiretto del Cardinale Orsini.
Nello stesso anno Giuseppe sposa Lorenza Feliciani, figlia di un fonditore romano, così inizia a perfezionarsi nell’arte del falsario e a trattare i metalli.
È fra i protagonisti del mondo pseudoscientifico, occultistico, massonico del XVIII secolo, periodo precedente la Rivoluzione Francese.
Passano sette anni dalla permanenza a Roma e Giuseppe Balsamo si trova a Napoli dove si fa passare per come marchese Pellegrino.
Ed ecco l’assunzione del nome con cui diviene più celebre negli ambienti più esclusivi e internazionali. Alla fine del 1776, a Londra, ha l’ampolloso nome di Conte Alessandro di Cagliostro. Lì inizia a costruirsi e amplifica la sua fama di chimico, medico, mago, alchimista, ideatore dell’elisir dell’eterna giovinezza e profeta. Nel frattempo entra nella loggia massonica della Speranza.
Da quel momento torna nel cuore dell’Europa e diventa personaggio di primo piano fra imbrogli e truffe varie.
Dalla Russia lo cacciano via nel 1780, così Giuseppe-Alessandro mette in scena incredibili trasformazioni di comuni metalli in oro, oppure guarigioni incredibili e lo fa tra Varsavia e Strasburgo.
Poi arriva alla meta tanto agognata, a Parigi, nel 1785, dove riesce a risplendere in ambito massonico grazie al rito da lui inventato della massoneria egiziana. Sua importante spalla è la moglie Lorenza che a Parigi non ha più il suo nome, ma si chiama Serafina.
Da qui l’inizio calante della sua stella.
Sempre a Parigi, come riportato dall’Enciclopedia Treccani, si arriva al famoso processo della collana, quella di diamanti con valore di 1.600.000 lire (moneta corrente in Francia fino al 1795), paragonabile a circa 500 chili d’oro che, Boehmer, gioielliere di Corte, aveva offerto alla Regina Maria Antonietta, la quale rifiutò.
In cosa consiste la truffa della collana?
I veri ideatori originari di questo imbroglio sono il Conte e la Contessa De la Motte. Questi due costruiscono il raggiro volendo colpire il Cardinale de Rohan, che non è nelle grazie della Regina. Convincono l'alto prelato che la Sovrana desidera la collana (ma non è vero) e lo spingono a prenderla facendosi garante di Maria Antonietta presso il gioielliere.
Il cardinale prende la collana, la fa confezionare e porgere a un negoziatore per consegnarla alla Regina, ma quest'ultimo è un complice dei De la Motte. I due conti, marito e moglie, si impossessano del gioiello, il Conte si dirige verso Londra per venderla a pezzi, ma marito e moglie vengono scoperti e arrestati.
Allora la Contessa De la Motte per alleviare il suo peso giudiziario confessò una falsa verità dicendo che è Cagliostro il vero ideatore della truffa.
Amico del Cardinale di Rohan, e accusato dalla contessa de la Motte d’aver ideata e attuata la colossale truffa, il Cagliostro fu chiuso con la moglie nella Bastiglia. Riuscì a provare la sua innocenza, e fu rimesso in libertà, accompagnato a casa da una folla innumerevole: ma gli fu imposto di lasciar Parigi.
Da quel momento iniziano varie fughe e peregrinazioni.
Prima va a Londra, ma il giornalista Théveneau de Morande pubblica sulle truffe di Cagliostro dalle pagine del Courier de l’Europe pubblicato 1° settembre 1786, giornale influenzato dal governo Francese.
Giuseppe-Alessandro scappa ancora, poi si ferma a Trento dove spera di avere i giusti appigli per ricominciare i suoi traffici. Entra nelle grazie di quel Principe Vescovo Pier Virgilio Thun, gli fa credere d’essersi convertito ottenendo delle lettere di raccomandazioni da presentare a Roma.
Arriva nella Capitale papalina, prima abita a piazza di Spagna con la moglie, poi i due si trasferiscono a Campo de’ Fiori. Lui, purtroppo, come medico non riesce a farsi dei clienti e non ottiene udienza dal Papa, così a Villa Malta tenta di giocare di nuovo la carta massonica, un’eresia punibile con la morte a Roma e nel Papato.
Detto fatto, nel settembre del 1789 cerca di fondare una loggia di rito egiziano.
Gli va male.
La sera del 27 dicembre lo arrestano e lo rinchiudono a Castel Sant’Angelo.
La più vicina e al suo fianco in tante avventure, la moglie Lorenza, lo tradisce raccontandone le vicende ai giudici.
Cagliostro viene giudicato colpevole di eresia e magia, quindi destinato alla pena capitale del rogo, ma il 7 aprile 1790 avviene il cambio della sentenza: Papa Pio VI commuta la pena di morte in carcere perpetuo. È l’ergastolo senza possibilità di appello o altri cambiamenti.
Pochi giorni dopo il condannato viene rinchiuso nella Fortezza di San Leo, oggi in provincia di Rimini.
La moglie Lorenza, grazie alla sua testimonianza contro il marito, viene assolta.

Non porta a nulla un suo precedente tentativo di fuga dalla prigionia, anche grazie alla conoscenza di sostanze e tecniche fisiche per apparire morto, quindi il suo corpo da portare via insieme ad altri detenuti defunti.
Viste le particolari qualità di Cagliostro, compresa la capacità della catalessi totale, in quella occasione i medici della prigione escogitano una particolare verifica di morte: gli danno fuoco alla pianta dei piedi. Il sedicente Conte si risvegliò subito.
Nei suoi giorni da carcerato Giuseppe-Alessandro fa di tutto, atti di contrizione, disegna immagini sacre, poi i digiuni, le penitenze, ma la salute mentale peggiora. Cagliostro arriva a vaneggiare, si susseguono deliri massonici, i carcerieri arrivano a picchiarlo forte per dominare quei momenti di follia.
Infine, il 26 agosto 1795 rifiuta i sacramenti e muore verso le ore 22,17.
Le sue spoglie non sono mai state ritrovate, testimonianze e voci sulla sua fine si sono moltiplicate, verità e fantasia sono un tutt’uno.
Cagliostro e il patto con la Morte


La vita sta per cessare, l’ultimo respiro sta attraversando la bocca, il corpo di Cagliostro si spegne dopo quattro anni di prigionia. Un colpo apoplettico e la sifilide lo hanno consumato.
Lui giace steso su uno sporco pagliericcio della sua cella, ma in quell’ultimo istante ha un incontro ravvicinato e inaspettato. Davanti a lui appare Morte.
Nella sua tetra cella in pietra, così scura e buia, si accende una luce verdastra, livida ma viva.
L’antro si illumina.
Morte è una donna splendida, in lei domina il nero assoluto nel suo lungo vestito e nei suoi capelli. Ma il viso è illuminato.
Lei gli si avvicina chiamandolo col suo vero nome: “Finalmente Giuseppe, è giunto il tuo momento e sarai con me per sempre”.
Cagliostro rimane colpito dalla bellezza graziosa, armoniosa e piena di fascino di questa misteriosa donna. Cerca di alzarsi, ma riesce a sollevare solo il busto. Riesce a tenersi su puntando le braccia che tremolano per lo sforzo.
“L’ho sempre saputo che in quell’incompiuta che chiamiamo vita tu sei effigiata in modo falso – riesce a dire Cagliostro rivolgendosi a Morte – perché tu sei bellissima o morte e deve essere dolce stare sempre con te. Ma io non ho finito la mia missione per il Mondo, posso e debbo obbedire alla legge per la quale tutti, presto o tardi, diveniamo tuoi, ma tu devi farmi una grazia. Devi consentirmi di ritornare ad ogni generazione, anche solo per 24 ore, così che il seme del mio supremo insegnamento non vada perduto e io possa ancora parlare alla fantasia degli uomini”.
A Morte piace molto giocare, ha gusto per le sfide eleganti e divertenti, inaspettate. Spesso gli uomini vogliono metterla alla prova.
Così Cagliostro e Morte si sfidano al gioco della Morra.
Inaspettatamente è lui a vincere, quindi il patto va rispettato. La presunta magia o altra abilità ingannatrice di Cagliostro ha fatto soccombere Morte.
Lei lo guarda sorridendo appena, quasi con una lieve ammirazione per quell’uomo che sta entrando nel suo Regno, eppure combatte e vince pure!
Così Morte concede quel desiderio a Cagliostro, gli dà una tomba nobiliare nelle Catacombe dei Cappuccini nella sua Palermo, in modo da essere sempre presente sulla Terra, anche se ignorato da tutti.
Però, allo scattare di ogni quarto di secolo, ogni 25 anni, lui può manifestarsi al Mondo per un giorno intero, può parlare a un prescelto o a una prescelta per risvegliare in loro l’ingegno oltre ogni confine e farne suoi maestri di dottrina, i suo discepoli da inviare fra la gente.
Adesso fatevi una domanda.
In giro per il mondo, nei passati decenni o secoli avremo già trovato grandi imbonitori, abili truffatori, incantatori di popolo che potrebbero essere stati istruiti da Cagliostro in uno dei suoi tanti ritorni fra noi?..
Dall'Atto di morte del parroco Luigi Marini - “Giuseppe Balsamo conosciuto più comunemente come Conte di Cagliostro, benché cristiano battezzato, professò dottrine irreligiose; fu eretico, famigerato e propagatore in Europa degli empi dogmi della massoneria egiziana… dopo aver corso molti pericoli dai quali grazie alla sua astuzia uscì indenne, alla fine fu relegato al carcere perpetuo nella rocca di questa città in esecuzione di una sentenza della Santa Inquisizione”.
“Dopo aver sopportato le sofferenze della cattività per quattro anni, quattro mesi e cinque giorni (così prosegue l’atto), caparbiamente e pervicacemente, senza aver dato nessun segno di ravvedimento, muore senza compianto (illamentatus moritur) all’età di cinquantadue anni, due mesi, ventotto giorni”.
“Nascitur infelix, vixit infelicior, obit infelicissimus die 26 augusti”.
(riportato da Gabriele Nepi)
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Dalla relazione di fra' Cristoforo da Cicerchia - “La sera del 26 fu tolto dalla sua prigione per ordine de' suoi superiori, e fu trasportato al ponente della spianata di questa fortezza di S. Leo, ed ivi fu sepolto come un infedele, indegno dei suffragi di Santa Chiesa, a cui non aveva quell'infelice voluto mai credere”.
Catacombe dei Cappuccini a Palermo (Google Maps link)
apertura periodo estivo: orario continuato dalle ore 9 alle 17,30 (ultimo ingresso alle 17,10)
costo del biglietto: intero 5 euro – ridotto 3 euro
Venditori o conti correnti per eventuali acquisti on line NON sono autorizzati dalla direzione.
Per gruppi grandi si consiglia preavviso telefonico al numero +390916527389
e-mail: catacombecappuccinipa2026@gmail.com
