Non chiamatela strega! É la Befana: non è una fattucchiera. Siate buoni se potete… e non confondetela con altre

É la Befana e non ha nulla a che spartire con le streghe. Tenetelo bene a mente. Sulla testa per domare i suoi capelli arruffati, spettinati e per proteggersi dal vento mentre vola, porta un fazzoletto malconcio, una pezzòla, appunto una striscia di tela o stoffa. NON indossa un cappello a larghe tese e a punta come una volgare fattucchiera: chi la raffigura col cappello streghesco, sbaglia assai. Sulle spalle e sulla schiena poggia un grande sacco di iuta che sembra una grande calza sbrindellata o una cesta di vimini (dipende da come ha voglia di combinarsi anno per anno) con dentro i doni che va distribuendo.

Nei tempi più lontani la Befana era simbolo della Madre Terra che per tutto l’anno ha profuso energie per dare vita al mondo e regalarne i frutti alla gente. Sul finire dell’anno è ormai rinsecchita, consumata, ma prima di rigenerarsi con l’apparire del nuovo anno, elargisce i suoi ultimi regali ai bambini.

É una vecchia conoscenza dei Re Magi, infatti il trio, in viaggio verso Betlemme, seppur guidato dalla Stella Cometa, fece una sosta davanti a una vecchia casa. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre chiesero proprio a lei, alla Befana, di avere conferme sui sentieri per arrivare alla Città di David (Betlemme prese questo nome perché vi nacque anche Davide, secondo Sovrano di Giuda e Israele). Volevano maggiore sicurezza sul loro cammino verso il luogo di nascita di Gesù.

Dopo aver parlato amabilmente, i tre ripartirono, ma prima di farlo, chiesero all’anziana donna di accompagnarli per andare a riverire il bambino divino.

La Befana rifiutò, aveva troppo da fare, non poteva seguire i tre ma, nei fatti, non ci aveva pensato troppo. Tant’è che, dopo aver riflettuto, si pentì della scelta e si diede da fare per rincorrerli.

Subito raccolse il suo sacco pieno di buchi, lo riempì di regali e di pane da portare a Gesù e si mise anche lei in viaggio. Conosceva la direzione per Betlemme, ma non riuscì più a trovare i tre Re Magi né a rintracciare il divino nascituro.

Così, nella sua incessante ricerca iniziò a bussare a ogni porta. Tutte le volte che in quelle case trovava dei bambini, consegnava loro dei doni che estraeva dalla sua sacca: sperava che almeno uno di loro fosse proprio Gesù bambino.

Da quei tempi ormai così lontani, ogni notte tra il 5 e il 6 gennaio, lei tenta ancora e ancora di rintracciare il Salvatore appena nato e dispensa doni a tutti i bambini buoni.

Almeno questa è una delle storie che girano sul conto della Befana.

Qui di seguito il file pdf scaricabile con “La vera storia della Befana”, fiaba di Don Giampaolo Perugini:

Da parte sua la Befana non conferma e non smentisce nulla. Alla prodigiosa vecchina piace il mistero e protegge quella che oggi chiamiamo “privacy”, in questo caso la sua storia privata.

Su questo punto lei dimostra un po’ di vanità, appena accennata, visto che per quanto riguarda l’abbigliamento e il suo aspetto, tutto si può dire, ma non che sia vanitosa. Eppure credo che le piaccia vederci tutti in affannosa ricerca del suo retaggio.

Mi hanno detto

(Gianni Rodari)

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.

Io buono sono sempre stato,
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.

Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

——

La Cometa

(Gianni Rodari)

Sono la Cometa
di Natale.
Ardo nel firmamento;
illumino i presepi;
riposo sulle punte degli abeti;
prometto pace alla terra
e doni ai bimbi buoni.

Ma voi mi fate certe confusioni!
Perchè, con tutta la vostra scienza,
non avete ancora scoperto
che di bimbi cattivi non ce n’è?

La Befana e le sue possibili origini leggendarie

Prendendo bene le distanze da streghe e similari, accostamenti fatti dal mondo anglosassone, la figura della Befana ha origini da lontane civiltà ed epoche, dal concetto di cambiamento e di preparazione alla vita che tornerà attiva alla fine dell’inverno e con l’ingresso del nuovo anno.

La scopa, strumento di pulizia, gli abiti rappezzati, tutto celebra questo passaggio dal vecchio – che deve essere eliminato – al nuovo. Un passaggio che va dal Natale all’Epifania, quei 12 giorni che ne distanziano il manifestarsi dopo la nascita di Gesù, dodici giorni celebrati anche nell’Antica Roma proprio in questo periodo.

Infatti, questa antica usanza romana aveva radici ancora più lontane, nella Sabina, riconducibili alla dea Strenia (che sta per “salute”, all’origine del termine “strenna”, regalo di doni): in particolare alle calende di gennaio si facevano regali, originariamente ramoscelli raccolti nel boschetto attorno al tempio della dea Strenia, un luogo consacrato lungo la Via Sacra. Dono da offrire al re e, più tardi, all’imperatore anche se questi non era presente a Roma. Regali che gli antichi avi della Roma del regno, della repubblica e infine dell’impero, si scambiavano anche tra loro. All’inizio, appunto, ramoscelli sacri, ma anche fichi o miele. Solo successivamente i doni si fecero ben più preziosi.

L’origine più antica e italica, vede tutto legato al ciclo delle stagioni e a quello dell’agricoltura, ben mille anni prima della nascita di Cristo. Era appunto un momento di passaggio e gli antichi romani iniziarono a celebrarlo a dodici giorni dopo il solstizio invernale, un prolungamento celebrativo di mutazione sulla terra con il momento del “Sol invictus” e l’inizio dell’allungamento delle ore di sole quotidiane nel proseguimento del nuovo anno.

C’è pure chi accomuna la Befana a Diana, dea protettrice delle donne, sotto il segno della Luna, dea degli animali selvatici e della vegetazione, delle fonti e dei corsi d’acqua.

Oppure viene identificata con divinità di minore caratura come “Sàtia”, la dea della sazietà o con “Abùndia”, la dea dell’abbondanza.

Il passaggio dei dodici giorni venne mantenuto nella Cristianità, dalla nascita di Gesù all’Epifania e all’adorazione dei Magi con presentazione del Bambino figlio di Dio al mondo. I Re Magi come rappresentanti dei popoli di tutto il Mondo, concetto già espresso da Leone Magno nelle sue omelie intorno al 450 d.C.: “Tutti i popoli, rappresentati dai tre Magi, adorino il Creatore dell’Universo e Dio sia conosciuto in tutta la Terra” con i tre a offrire “l’incenso a Dio, la mirra all’uomo, l’oro al Re” (Gesù è al tempo stesso Dio, Re e uomo mortale – come ricordato nell’Enciclopedia, l’oro adornava le vesti dei sovrani, l’incenso veniva offerto alla divinità e la mirra era utilizzata nelle cerimonie di sepoltura dei defunti).

Bel fardello storico, mistico, religioso e leggendario per la Befana… ma lei continua a non ammettere nulla. Fa raccontare, si diverte delle speculazioni umane sul suo passato, delle connessioni ardite tra storia e storie. Guarda tutti dall’alto mentre svolazza di casa in casa, le sue pupille divertite sono ben visibili nonostante l’ombra calata dal fazzolettone sporgente che ha sulla testa.

Befana Befania, corruzione di Epifania (v.; gr. ἐπιϕάνεια), è, per il popolo, un mitico personaggio in forma di orribile vecchia, che passa sulla terra dal 10 al 6 gennaio (ndR: forse l’autore della voce enciclopedica voleva scrivere “dall’1 al 6 gennaio”?). Nell’ultima notte della sua dimora, il mondo è pieno di prodigi: gli alberi si coprono di frutti, gli animali favellano, le acque dei fiumi e delle fonti si tramutano in oro. I bambini attendono regali; le fanciulle traggono al focolare gli oroscopi sulle future nozze, ponendo foglie d’ulivo sulla cenere calda; ragazzi e adulti, in comitiva, vanno per il villaggio cantando il canto della strenna (v. Befanata) o preparano, qua e là, i focaracci, fra suoni e schiamazzi.

Per dare forma sensibile al mito, in alcuni luoghi si prepara con cenci o stoppa un fantoccio e si espone alle finestre. Così facevano un tempo i popolani di Firenze e l’uso pare ricordato dal Berni; così anche i baracchieri di Roma. I contadini della Romagna toscana sogliono invece portarlo in giro sopra un carretto, con urli e fischi, fino alla piazzetta del villaggio, ove accendono il falò destinato a bruciar la Befana. In varie regioni, come nella Franca Contea, i falò sono 13, di cui il 13° per la strega. Fuochi o focaracci si accendono nella notte del 6 gennaio, in Francia, Inghilterra, Germania, ecc.; talvolta i villani vanno per il campo con fiaccole accese (per purificare i coltivati).

Gli studiosi vedono nel bruciamento del fantoccio (la Vecchia, la Befana, la Strega), che persiste un po’ da per tutto in Europa, la sopravvivenza periodica degli spiriti malefici, facendo risalire il mito della Befana a tradizioni magiche precristiane.

Raffaele Corso per l’Enciclopedia Treccani
Sempre nella descrizione dell’Enciclopedia Treccani, “Il termine epifania, di origine greca, significa ‘manifestazione’, apparizione’. Esso era utilizzato nell'antichità per indicare la salita al trono di un imperatore o la sua manifestazione gloriosa di fronte ai sudditi.
Nei primi secoli cristiani la festa dell'Epifania non era ben distinta da quella del Natale. Il ciclo liturgico natalizio, che si conclude il 6 gennaio, ha assunto un'importanza centrale soprattutto a partire dal 4° secolo, quando la festa del Natale e quella dell'Epifania sostituirono la festa pagana del Sole, a sua volta preceduta da un'altra festa, quella dei Saturnali.
[…] Dal termine epifania è derivato quello popolare di Befana, utilizzato per indicare la misteriosa vecchietta che ogni anno, proprio il 6 gennaio, porta i doni ai bambini: in queste leggende le antiche tradizioni religiose si sono fuse con altre tradizioni di origine non cristiana”.

Spero proprio che la Befana sorvolando la Terra non si sia dotata di smartphone e non legga la parte iniziale della voce enciclopedica Treccani: definirla “orribile vecchiapotrebbe farla arrabbiare così tanto che passando per casa mia potrebbe riempire la mia calza solo con carbone e aglio. Quest’ultimo mi piace, ma del carbone non saprei che farne. Preferisco cioccolatini e caramelle al limone e all’arancia.

Per evitare che si arrabbi di più, evito poi di citare eccessivamente coloro che si contendono la sua residenza: in Toscana a Pegnana, frazione di Barga (in Garfagnana – Lucca), con la Casa della Befana dentro a un bosco di Castagni secolari, oppure a Urbania, nella provincia di Pesaro e Urbino, dove i locali celebrano annualmente la “Festa Nazionale della Befana”?

A Corsanico, in provincia di Lucca, compare pure la mamma della Befana. Che cosa combina questa decrepita vecchina? Passa di nuovo sulle case dove i bambini buoni hanno ricevuto i regali. Lo fa per verificare se i bimbi, una volta che sono stati premiati dalla Befana continuino a fare i bravi. Se dovesse accorgersi che i piccoli non fossero più così buoni, ecco che si porterebbe via tutti i doni. “Puff!” ed ecco che i bambini vedrebbero sparire tutto restando a mani vuote.

Buona e aggraziata Befana, fai felice me oltre a tutti gli altri!

Adoriamo vederti svolazzare sulla scopa in piena notte con le tue scarpe tutte rotte.

Riempici di dolci promesse… e di caramelle, cioccolatini

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

    L’ha ripubblicato su Il Grifone, l'artiglio, la penna e la forchettae ha commentato:

    Un grande classico, la Befana, la sua storia, le curiosità, conosceva i Re Magi e li aiutò nel loro viaggio verso Betlemme consigliandoli nonostante la guida della stella cometa. Però non li volle accompagnare a trovare Gesù bambino, ma subito se ne pentì partendo con un sacco pieno di doni… ma non svelo altro di questa storia.
    E poi il suo vero aspetto che non è “streghesco” come invece viene spesso rappresentata.
    Leggende, storie, novelle. Ho scritto questo e qui lo ripropongo per divertire e incuriosire.

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