Amore è uno desio che ven da’ core

“Amore è un desio che ven da’ core” è la lirica che racconta il sentimento secondo la visione dell’antico poeta siciliano Giacomo (Jacopo) da Lentini. Il personaggio era uomo di lettere e notaio, ritenuto l’ideatore del componimento tipico italiano, ma non solo, nominato sonetto. Giacomo fu tra i maggiori esponenti della Scuola Siciliana, movimento letterario che fiorì alla Corte palermitana dell’Imperatore Federico II.

Particolare dall’inizio del canzoniere di Jacopo da Lentini – Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale. Ms. Banco Rari 217 [già Cod. Pal. 418], Canzoniere Palatino (fine XIII sec.), f. 18r.

Giacomo era funzionario del grande Sovrano, nato a Lentini verso il 1210 e morto nello stesso centro intorno al 1260. Dante Alighieri lo citerà poi come “Notaro” nella Divina Commedia, per precisione nel Purgatorio, Canto XXIV sesto girone e di quelli che si purgano del predetto peccato e vizio de la gola:

… E io a lui: “I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando”.

“O frate, issa vegg’io”, diss’elli, “il nodo
che ’l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!
..

Amore è un desio che ven da’ core

Amore è uno desi[o] che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] l’amore
e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nas[ci]mento
:

ché li occhi rapresenta[n] a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e [li] piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

Il poeta parla di un Amore invincibile o comunque forte e dirompente, motore di tutte le cose umane, un sentimento e una forza che ha una precisa natura, catturata ed esaltata dall’uomo che ne trae forza.

Primeggia il ruolo del cuore (che nutre l’amore, lo immagina, lo fissa e lo custodisce) e degli occhi (messaggeri al cuore dell’immagine che incarna l’amore). É scandito l’amore lontano (Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so ‘namoramento) che, in quanto tale, non ne viene sminuito nella nascita, nello sgorgare e non ne viene indebolita la forza: è sempre un amore che stringe per furore.


L’amore è un desiderio che proviene dal cuore per abbondanza di grande bellezza; e gli occhi in primo luogo generano l’amore, mentre il cuore gli dà nutrimento, lo alimenta.

Può accadere talvolta che uno si innamori senza vedere l’oggetto del proprio sentimento, ma quell’amore che stringe con forza è quello che nasce dalla vista degli occhi: infatti gli occhi raffigurano al cuore la bontà e la cattiveria di ogni cosa che vedono, come essa è formata in modo naturale (spontaneo);

e il cuore, che concepisce questo, immagina, e quel desiderio gli piace: e questo amore è quello che regna fra la gente.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Camelia Nina ha detto:

    Io che ti vengo a parlare di Osiride, Iside, la spiga e la nera e tu che sei appassionato di Egittologia e io non ne sapevo nulla!!! 🙂 Kmq, a proposito di CUORE:

    https://neanuovaecologiaartistica.wordpress.com/2020/05/07/u-simenzaru/

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  2. Camelia Nina ha detto:

    E ancora, se tri interessa l’argomento:

    https://neanuovaecologiaartistica.wordpress.com/2020/12/24/trattato-enciclopedico-non-anatomico-per-occhi-indiscreti/

    PS lo sapevi che è esistita anche una Scuola Siciliana al femminile sulle orme di Na Lombarda? Nina da Messina o la Siciliana o la Nina del Dante. 😉

    Piace a 1 persona

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